«Borgo blu», la rivoluzione nell’inclusione
C’è un tempo che scorre sereno, tranquillo, senza sussulti. Poi, all’improvviso, qualcosa si rompe. Una diagnosi. E il mondo si ferma. È successo anche a Piero Titone quando ha conosciuto la parola autismo. E insieme a quel ter- mine è arrivato lo smarrimento. Perché non è solo la diagnosi a travolgere, è ciò che viene dopo. La solitudine che amplifica il tormento, l’angoscia di sen- tirsi abbandonati, costretti a orientarsi in un labirinto di strutture, promesse, percorsi. Un sistema che troppo spesso appare distante, freddo, incapace di comprendere davvero i bisogni reali e, in alcuni ca-si, persino spietato, con servizi costosi, percorsi standardizzati e interventi che sembrano più pensati per alimentare un circuito economico che per costruire un futuro. Tanti soldi per ogni bambino, ma risultati incerti, a volte persino controproducenti. La famiglia Titone ha scelto di non arrendersi, ha cercato, studiato, provato a capire. Prima si è rivolta alla Fondazione «Stella Maris», centro d’eccellenza nella ricerca e nell’assistenza neurologica dello sviluppo, dove ha trovato competenze, strumenti e una direzione. Ma non bastava, perché la teoria da sola non riempie i vuoti della vita quotidiana, non costruisce autonomia, non crea comunità. Ed è qui che accade qualcosa che non nasce nei protocolli ma dalla determinazione. Sublimare la rabbia e trasformarla in progetto, l’indignazione in azione. «Non volevamo solo una cura per l’isolamento – sottolinea Piero Titone – volevamo una vita in mezzo alla gente senza emarginazione sociale e un futuro». Co-sì nasce «Borgo blu», a Mazara del Vallo, non un centro qualunque, non l’ennesima struttura, ma un’idea radicale che punta a costruire un luogo dove la cura non sia separata dalla vita.
Un ex albergo dismesso che rinasce non come spazio assistenziale ma come comunità; un ambiente accogliente e solidale dove ogni persona conta davvero, dove chi riceve cura non è un numero e chi la-vora non è un esecutore e un impiegato ma parte di una missione. Qui il percorso non si ferma alla terapia, diventa vita vera, fatta di scuola, relazioni, lavoro e autonomia, un progetto che accompagna passo dopo passo senza scorciatoie con una visione chiara e determinata. L’inclusione che non si predica ma che si costruisce e si realizza concretamente. Accanto alla terapia nascono attività strutturate come l’agricoltura biologica e presto sarà operativa una biscotteria. Attività in cui i ragazzi coinvolti nei percorsi riabilitativi lavorano fianco a fianco con tutor ed educatori, coltivando l’orto e realizzando dolci della tradizione siciliana con un laboratorio e un punto vendita. Non attività simboliche, ma lavoro vero, tasselli di autonomia e dignità. Il miracolo non è guarire: è vedere un ragazzo trovare il suo posto nel mondo. Non è più assistenza; è immaginare e costruire un futuro di integrazione e vera inclusione. Oggi «Borgo blu» è realtà, una rete viva che attinge all’esperienza di Ni-co Acampora con «PizzAut» per «nutrire l’inclusione», mette insieme fondazioni, università, fami- glie e professionisti: un modello che dimostra co-me si può colmare quel vuoto che troppo spesso le istituzioni lasciano scoperto.
«Chi è catapultato in questo mondo – ribadisce Titone – sa che il problema non è solo curare e offrire servizi, ma creare condizioni reali perché quei ragazzi possano trovare il proprio posto nel mondo, anche dove la legge si ferma». «Borgo blu» prova a riempire proprio quel vuoto, con fatica, con coraggio, con una visione che parte da una famiglia e diventa comunità; un progetto che cresce ogni giorno svincolato dai tempi lenti e farraginosi della burocrazia. E forse è proprio questo il punto. Le istituzioni dovrebbero osservare, capire, imparare, perché a volte le soluzioni più pragmatiche non nascono nei palazzi, ma da chi, davanti alle difficoltà, non si arrende e decide con determinazione di andare avanti anche da solo.
Gaspare Baudanza

