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GIBELLINA. Corte dei conti: Si prova a minimizzare, ma i magistrati parlano di gravi criticità

Il tentativo è di mischiare le carte e ridurre una pesante delibera della Corte dei conti a una semplice «verifica chiusa senza sanzioni». Il sindaco Sutera ha provato a minimizzare l’esito del controllo della Corte. E chi prova a spiegare la verità citando documenti, viene accusato di raccontare menzogne. Ma la verità è come l’olio e viene sempre a galla. Non si possono prendere alcune frasi della delibera che fanno comodo e omettere completamente le contestazioni durissime contenute nello stesso provvedimento. 
La Corte, nella delibera, sentenzia di un fondo crediti di dubbia esigibilità «fortemente sottostimato». Una sottostima di oltre due milioni di euro. Secondo la magistratura contabile, l’ente avrebbe iscritto nei bilanci crediti difficilmente riscuotibili senza accantonare le somme necessarie a coprire il rischio che quei soldi non entrino nelle casse comunali. Un passaggio fondamentale che Sutera cerca disperatamente di nascondere con due righe propagandistiche. La Corte dei conti ha infatti calcolato che il Fondo avrebbe dovuto essere di circa cinque milioni di euro, mentre il Comune ha accantonato 2 milioni e 790mila euro. La differenza contestata supera appunto i due milioni e 200mila euro. Non è una sfumatura tecnica, non è un dettaglio di poco conto. I magistrati parlano inoltre di residui vecchissimi relativi a tributi come Tari e Imu non riscossi del periodo 2010-2013. Crediti presunti mantenuti nella contabilità come esigibili nonostante la loro anzianità (come denunciato in passato da alcuni consiglieri, andavano almeno «svalutati»). La Corte evidenzia inoltre una enorme mole di residui collegati al servizio idrico. Sono oltre 1,6 milioni di euro, molti dei quali legati all’Eas, il carrozzone della Regione da anni in liquidazione. Altro che «tutto regolare» come si vorrebbe far credere. Ancora la Corte scrive che desta «perplessità» la mancata svalutazione di questi crediti e sottolinea che il Comune non ha fornito spiegazioni adeguate durante l’istruttoria.
Ancora più grave è un altro passaggio nel quale i magistrati rilevano che il Comune avrebbe applicato, nei vari capitoli, criteri differenti di calcolo scegliendo ogni volta quelli che portavano all’accantonamento minore. In sostanza, secondo la ricostruzione dei magistrati contabili, si sarebbe scelto sistematicamente il metodo più favorevole per alleggerire artificialmente il fondo da accantonare.
E allora chi sta mistificando la realtà? Chi ha raccontato, già a gennaio (unico giornale a farlo), i rilievi contenuti nella delibera della Corte dei conti, oppure chi oggi prova a far credere ai cittadini che va tutto bene? La Corte dei conti non ha assolto il Comune. Ha semplicemente deciso, in questa fase, di non adottare misure drastiche immediate (forse anche tenendo conto della campagna elettorale in atto), pur segnalando criticità rilevanti e pretendendo adeguamenti nei prossimi passaggi contabili. I magistrati scrivono infatti, espressamente, che nel prossimo ciclo di controllo verificheranno il superamento delle anomalie riscontrate. Quindi il problema non è affatto risolto. È semplicemente rinviato ad una nuova verifica. Ne consegue che la Corte tiene il Comune di Gibellina sotto osservazione. Significa che continuerà a passare sotto la lente d’ingrandimento i prossimi resoconti. Sarebbe più serio invece di accusare gli altri di raccontare bugie, di spiegare ai cittadini perché la Corte dei conti parla di un Fondo crediti «fortemente sottostimato»; di residui vetusti mantenuti come esigibili; di risposte lacunose fornite durante l’istruttoria; di criteri di calcolo utilizzati in modo discutibile; di possibili squilibri prospettici nei conti. La propaganda può provare a stendere una cortina fumogena, ma le carte raccontano fatti incontrovertibili.

Chi vuole può verificare la nostra sintesi leggendo la delibera della corte dei conti.
Qui il link della delibera 

https://drive.google.com/file/d/1WlL5NerJ1RsrW3qDzleK7ZECmegTjrIJ/view?usp=sharing