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Salemi ricorda Baldassare Maragioglio: rivivono l’eroismo e il coraggio dell’illustre concittadino

Era un personaggio studiato, valorizzato e ricordato spesso da Giovanni Calvitto sulle pagine del nostro periodico Belice c’è e nel libro Racconti d’Halicyae. Giornalista dall’ironia pungente ma sempre garbato ed elegante, Giovanni aveva scritto più volte di Baldassare Maragioglio, medaglia d’argento al valore militare, lodandone le qualità e l’eroismo. L’onere di ricordarlo nella recente commemorazione al castello normanno-svevo di Salemi è toccato a Paolo Cammarata, instancabile studioso delle tradizioni locali e custode della memoria del paese e dei suoi personaggi illustri, spesso dimenticati. Alla cerimonia solenne erano presenti istituzioni religiose, civili e militari. Il sindaco di Salemi, Vito Scalisi, ha fatto gli onori di casa. Sono intervenuti il prefetto Daniela Lupo, il questore Giuseppe Felice Meritore e Bartolo Giglio, rappresentante dell’associazione Alphaomega Onlus. Presenti anche i comandanti provinciali dei Carabinieri, colonnello Mauro Carrozzo, e della Guardia di Finanza, Costantino La Vecchia. «Fra i tanti concittadini che danno lustro alla nostra Salemi – ha affermato Paolo Cammarata con voce emozionata – Baldassare Maragioglio occupa un posto di particolare rilievo perché, nel corso della sua breve esistenza vissuta con incredibile intensità, seppe sublimare l’innato senso dell’onore e del dovere. Nato nel 1915, il piccolo “Neddu”, come veniva affettuosamente chiamato, rimase orfano del padre a soli due anni, caduto durante la Grande Guerra. Nel 1935 vestì la divisa della Guardia di Pubblica Sicurezza in un periodo particolarmente impegnativo, anche per il ruolo del corpo speciale nella lotta contro il banditismo e la mafia. Fenomeni che, contrariamente a quanto da alcuni affermato, soprattutto alle nostre latitudini continuarono ad imperversare anche durante tutto il ventennio fascista. Nell’immediato dopoguerra, tra spinte eversive separatiste, povertà diffusa e occupazione delle terre, si affermò sempre più la banda guidata da Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre, che di tanto in tanto non disdegnava incursioni nei paesi vicini. Persino a Salemi, dove la sua presenza è attestata in più circostanze, in particolare il 19 aprile 1948 quando ordinò ai suoi uomini di danneggiare gravemente, a colpi di mitra, i macchinari della cabina elettrica di San Leonardo, come ritorsione per il mancato pagamento del riscatto richiesto per un dirigente della SGES (Società Generale Elettrica Siciliana). Solo pochi mesi prima – ha continuato Cammarata – in un aspro conflitto a fuoco nelle campagne di Giardinello, nei pressi di Montelepre, uno dei più spietati componenti della banda, Giuseppe Passatempo detto “il boia”, prima di morire riuscì a colpire mortalmente l’agente Baldassare Maragioglio. Gravemente ferito, Maragioglio rifiutò il soccorso dei commilitoni esortandoli invece a non attardarsi e a proseguire l’inseguimento del fuorilegge, anch’egli ferito ma in fuga. A operazione conclusa, la gravità delle ferite ne provocò la morte all’età di appena 33 anni. Per il suo attaccamento al dovere, la lucida consapevolezza del pericolo e il sacrificio estremo gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Dopo la cerimonia, dal castello si è snodato un corteo delle autorità e di alcuni studenti dell’Istituto D’Aguirre-Alighieri di Salemi fino alla lapide dedicata a Maragioglio, dove è stata deposta una corona di alloro. Nel cippo funerario eretto nel cimitero della sua Salemi sono incise queste parole: «Ai colleghi soccorrenti il capo dei fuorilegge additava alla lotta sino alla fine incitandoli e cadde morente, purissimo olocausto alla Patria. Giardinello (PA), 1948».