CAMPOREALE. Cittadini ignari usano acqua non potabile per dieci giorni. Ordinanza tardiva del sindaco
Dal 23 gennaio il Comune di Camporeale sapeva. L’ASP aveva comunicato ufficialmente la pericolosità dell’acqua in uscita dal serbatoio Alto Spezzapignate, raccomandando l’emissione immediata di un’ordinanza di divieto d’uso potabile. Quell’ordinanza, però, è arrivata solo il 2 febbraio. Dieci giorni dopo. Un’eternità in campo sanitario e nella prevenzione. E il sindaco si è deciso a firmarla solo dopo la segnalazione dell’opposizione che ha denunciato la grave inadempienza. Per dieci giorni famiglie, bambini, anziani e soggetti fragili hanno continuato a utilizzare acqua dichiarata non potabile. Per dieci giorni nessuna comunicazione chiara, capillare e urgente ha raggiunto la popolazione. «Se non eravamo noi a sollecitare l’ordinanza – denuncia l’opposizione – il sindaco avrebbe continuato a dormire. Magari, come al solito, si sarà pure infastidito della nostra ennesima segnalazione. Perché il nostro ruolo di opposizione vigile e attenta è sempre stato percepito come un disturbo, una seccatura». Il giudizio politico è durissimo. «Il Sindaco è autorità sanitaria locale. In presenza di un rischio sanitario non si aspetta, non si rinvia, non si minimizza. Si agisce subito. Qui invece – tuona l’opposizione – abbiamo assistito a dieci giorni di silenzio incosciente». Ma il danno potenziale non riguarda solo la salute dei cittadini. L’opposizione accende i riflettori su un aspetto altrettanto pesante. Quello che coinvolge le attività economiche. «Cantine, aziende alimentari, pizzerie, bar, panifici e ristoranti hanno continuato a produrre e lavorare senza sapere di utilizzare acqua non potabile – sottolineano i consiglieri –. Parliamo di imprese che trasformano cibo e bevande. Il rischio sanitario, economico e reputazionale è enorme». Secondo i consiglieri questa è l’immagine di un fallimento politico e amministrativo. «È una esposizione inconsapevole di cittadini e operatori economici a un pericolo che poteva essere evitato con una comunicazione immediata. La tempestività serviva proprio a proteggere persone e imprese». E qui emerge un altro punto che l’opposizione definisce scandaloso. «Quando c’è da proteggere la salute dei cittadini il sistema di comunicazione sparisce. Però funziona benissimo per cerimonie, festicciole, passerelle autocelebrative e propaganda quotidiana. Le emergenze tacciono. Il palcoscenico no». Per l’opposizione è il simbolo di un’amministrazione distratta dalle priorità reali. Un’amministrazione che vive di futilità e dimentica le vere necessità dei cittadini. «Si investe in immagine, non in tutela dei cittadini. È una gestione – insistono i consiglieri – che privilegia la vetrina rispetto alle esigenze vere della comunità». L’interrogazione del gruppo di opposizione è durissima. Le domande sono dirette: Chi ha deciso di non informare subito? Chi risponde del ritardo e di eventuali danni alla salute dei cittadini? Perché non sono state attivate comunicazioni urgenti? Chi tutela le imprese che hanno lavorato ignari del rischio?
Il documento apre anche il fronte legale ed economico. Il Comune potrebbe essere esposto a contenziosi civili e amministrativi, con richieste risarcitorie da parte di cittadini che denunciano problemi di salute e imprese costrette a controllare o eliminare produzioni. Uno scenario che potrebbe configurare un possibile grande danno erariale. L’opposizione ha chiesto la trasmissione degli atti a Prefettura, ASP e agli enti competenti per le valutazioni del caso. «I cittadini hanno diritto di sapere cosa è successo. Sulla salute pubblica non si scherza. E non si tace». E invece, tranne la tardiva ordinanza sindacale che vieta l’uso dell’acqua per fini alimentari, dall’amministrazione non arriva alcuna spiegazione. Nessuna nota. Nessun comunicato. Solo silenzio assordante.

