Castelvetrano. Città nella bufera a pochi mesi dalle elezioni amministrative. Ci fu «condizionamento»?

Un’ombra lunga si stende sopra la città di Castelvetrano. Non è, come molti potrebbero pensare, quella del boss Matteo Messina Denaro, bensì quella della Commissione prefettizia inviata per verificare la regolarità degli atti amministrativi. Nei bar e nelle piazze non si parla d’altro. Il dibattito sulle prossime elezioni amministrative, previste per l’11 giugno, è stato superato da quello sulle eventuali anomalie che possano far pensare ad un condizionamento della macchina amministrativa da parte della criminalità organizzata. Un duro colpo per una città già vessata mediaticamente; una città conosciuta non tanto per essere quella dei «templi e degli ulivi» (come recitano i cartelli all’ingresso), quanto per essere la patria della «primula rossa» di Cosa Nostra. La Commissione di indagine inviata dal prefetto di Trapani è già al lavoro. Secondo l’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, «entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabile una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni». Alla data delle elezioni, saranno quindi trascorsi due mesi e 13 giorni ed è quindi improbabile che le amministrative vengano rimandate, e altresì che l’attuale Giunta venga destituita. Insediatosi il nuovo organo politico, continueranno tuttavia le indagini. Sarà eventualmente il prefetto ad inviare al ministro dell’Interno una relazione nella quale si dia conto della sussistenza di elementi che abbiano potuto compromettere il buon andamento o l’imparzialità dell’amministrazione comunale o di altri elementi che riguardino la correttezza professionale del segretario comunale, dei dirigenti e dei dipendenti dell’ente locale. Nella relazione verranno altresì indicati gli eventuali appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Insediatasi la nuova amministrazione, qualora la commissione riscontrasse delle anomalie riguardanti la «permeabilità» del Comune, nulla intaccherà i nuovi organi eletti (Giunta e Consiglio comunale). Tuttavia, se di essi faranno parte individui ritenuti, al termine delle indagini, responsabili di illeciti, questi decadrebbero dal nuovo incarico, così come i funzionari comunali, sui quali penderebbe il rischio di sospensione dall’impiego o di destinazione ad altro ufficio o altra mansione, con l’avvio del procedimento disciplinare. Nel caso in cui non sussistano gravi elementi probatori, il ministro dell’Interno emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento. Ovviamente il dispiegarsi di un esito positivo dell’infiltrazione mafiosa all’interno dell’ente, rappresenterebbe per la città un corpo mortale più che in ogni altro Comune, rappresentando per Castelvetrano una pesante etichetta difficile da rimuovere e che rischierebbe di vanificare ogni azione atta a ricostruire un’immagine diversa. Non poco hanno influito, ovviamente, in questa scelta ministeriale le ultime vicende di cronaca: dall’arresto del ras degli appalti Rosario Firenze, alla disposizione della misura cautelare nei confronti di Enrico Adamo (ex consigliere) e del padre Marco Giovanni Adamo, a cui è stato notificato un decreto di sequestro di beni per cinque milioni di euro; passando per le testimonianze del collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa e per la vicenda dell’ex consigliere comunale Lillo Giambalvo.

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