Dal Belice al Mediterraneo: Calatafimi Segesta guida la sfida della sostenibilità
C’è un modo di amministrare che si limita a gestire l’esistente, a inseguire l’ordinario, a riempire l’agenda con interventi che lasciano poco o nulla sul territorio. E poi c’è un altro modo, più faticoso ma decisamente più utile, che punta a costruire prospettiva, a intercettare risorse, a trasformare le opportunità in progetti concreti. È dentro questa seconda dimensione che si colloca oggi Calatafimi Segesta. La partecipazione al progetto Eco-Villes, presentato ufficialmente ad Hammamet, non è un episodio isolato né una semplice presenza istituzionale. È il risultato di un lavoro amministrativo che guarda oltre i confini locali e si inserisce in una rete internazionale capace di mettere in relazione territori, competenze e visioni. Accanto al Comune di Alcamo, capofila dell’iniziativa, e insieme alle città tunisine di Sousse, Akouda e Nabeul, Calatafimi Segesta diventa parte attiva di un percorso che ha l’obiettivo di costruire modelli di sviluppo urbano sostenibile, capaci di durare nel tempo. Il progetto Eco-Villes, nella sua articolazione concreta, si muove su più livelli. Prevede l’introduzione e il potenziamento di tecnologie verdi, con interventi legati al fotovoltaico, al solare termico e a sistemi avanzati di gestione dei rifiuti. Punta sulla formazione tecnica del personale delle amministrazioni coinvolte, rafforzando competenze spesso decisive ma troppo trascurate. Coinvolge scuole e famiglie, con l’obiettivo di trasformare la sostenibilità da principio astratto a pratica quotidiana. Non è quindi un intervento isolato, ma un modello integrato che mette insieme ambiente, amministrazione e comunità, con un’attenzione particolare alla resilienza urbana e alla capacità delle città di adattarsi alle sfide future per creare ambienti sostenibili. Il dato più significativo, però, non è solo la dimensione internazionale del progetto, ma la sua sostanza. Parliamo di un finanziamento di oltre due milioni di euro, risorse messe a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Non fondi intercettati per riempire voci di bilancio o per inseguire operazioni di facciata, ma investimenti orientati a temi centrali come l’efficienza energetica, l’uso delle fonti rinnovabili, la gestione dei rifiuti e la formazione della pubblica amministrazione. Il ruolo dell’amministrazione comunale è stato determinante e lo sottolinea con orgoglio il sindaco Francesco Gruppuso: «Insieme ai tecnici dell’ente abbiamo guidato un percorso fatto di progettazione, relazioni e capacità di inserirsi nei canali giusti della cooperazione internazionale. Non si tratta solo di partecipare a un bando, ma di saper costruire un progetto credibile, dialogare con partner stranieri, dimostrare competenze e affidabilità. È un lavoro spesso invisibile – continua Gruppuso – ma che rappresenta la vera differenza tra un’amministrazione che subisce gli eventi e una che li governa. Ringrazio la città di Alcamo, Comune capofila del progetto, e il sindaco Domenico Surdi che, assieme al vicesindaco Alberto Donato e all’assessore Valeria Pipitone, hanno rappresentato l’ente capofila in Tunisia». Non va sottovalutato neppure il valore politico di un’iniziativa di questo tipo. La cooperazione tra enti locali italiani e tunisini rappresenta una forma concreta di diplomazia territoriale, capace di creare relazioni stabili e di incidere realmente sulle dinamiche di sviluppo del Mediterraneo. L’incontro con l’ambasciatore italiano in Tunisia, Alessandro Prunas, conferma che siamo di fronte a un progetto che va oltre il singolo intervento e si inserisce in una strategia più ampia con un grande ritorno per il territorio. (Nella foto Il capo progetto Giuseppe Cammarata, Il Sindaco Franscesco Gruppuso, e i dirigenti del comune di Calatafimi Segesta Dina Lucia Todaro e Francesco Scandariato)

