Camporeale. Le parole del segretario fanno tremare il regno di Cino e Giacone. È scontro istituzionale
Durissimo scontro istituzionale a Camporeale tra il segretario comunale Doriana Nastasi e il responsabile dell’Ufficio Tecnico, Salvatore Catalano. Due le note che documentano il contrasto. Una nota tecnica dell’UTC e le controdeduzioni del segretario. Questi documenti fanno emergere criticità gravissime sul procedimento altamente sensibile dell’avviso pubblico per la concessione del diritto di superficie sui tetti degli edifici comunali per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Le controdeduzioni del segretario comunale contengono affermazioni di eccezionale gravità. La segretaria afferma che la nota del Responsabile UTC è «connotata da gravi inesattezze giuridiche, contraddizioni logiche e affermazioni che, se non smentite, esporrebbero l’Ente a concreti rischi di contenzioso amministrativo e responsabilità erariale», aggiungendo che si rileva «un atteggiamento istituzionalmente scorretto nel tentare di delegittimare la funzione di controllo di legalità che sfocia nell’arbitrio». Arbitrio che, secondo il vocabolario “Treccani”, è il comportamento del funzionario che agisce come se detenesse un potere personale, svincolato dai principi di legalità, imparzialità e buon andamento, assumendo decisioni non motivate o irragionevoli. Un richiamo durissimo, che certifica una frattura profonda tra organi tecnici e organi di controllo, proiettando pesanti ombre sull’operato amministrativo e prefigurando possibili sviluppi anche sul piano giudiziario. Le criticità sollevate dal segretario sono numerose e rilevanti. Prima fra tutte, il termine di soli dieci giorni concesso per la presentazione delle offerte, ritenuto in violazione del “favor partecipationis” e della “par condicio” perché restringe la partecipazione delle imprese, limita la concorrenza e può rendere annullabile la procedura. La segretaria denuncia anche la violazione dell’autovincolo, poiché l’UTC ha applicato solo alcune norme del codice appalti ignorando quelle più scomode, come i termini minimi per la presentazione delle offerte. Sotto accusa anche la complessità della documentazione richiesta, che secondo Nastasi non può essere prodotta in dieci giorni senza compromettere la qualità delle proposte: «Un insulto alla complessità tecnica dell’opera», scrive. Ancora più sconcertante la frase contenuta nella nota dell’UTC secondo cui la perizia dei lavori sarebbe inutile perché riferita a «opere estranee all’interesse pubblico». La segretaria replica definendola «di gravità inaudita» e ricorda che manutenzione di scuole, palestra e centro civico rappresenta l’interesse pubblico per eccellenza. Sul fronte economico, la segretaria evidenzia che il Comune avrebbe fissato un canone estremamente basso, 4 €/mq, senza aver prima stimato il valore dei lavori che il privato dovrebbe eseguire: «Non stimare il valore dei lavori significa non conoscere il valore reale della concessione. Se valgono meno dello sconto applicato sul canone si configura un danno erariale diretto». Il documento si chiude con una richiesta netta: sospendere in autotutela la procedura, integrare gli atti con una perizia estimativa e rimodulare i termini secondo criteri di proporzionalità. Un contrasto così profondo tra i massimi organi tecnici del Comune ha conseguenze enormi sul piano amministrativo, politico, economico e potenzialmente giudiziario, Soprattutto perché in gioco ci sono investimenti di milioni di euro. Ma l’aspetto più sorprendente e grave è che nessuno di questi documenti è stato trasmesso ai consiglieri comunali, privandoli di elementi essenziali prima della votazione della mozione con cui l’opposizione chiedeva la revoca del bando, proprio alla luce delle irregolarità denunciate dal segretario. Un fatto che chiama direttamente in causa il presidente del Consiglio, Giuseppe Giacone, che ha respinto la mozione insieme alla maggioranza pur essendo a conoscenza dei rilievi del segretario. Una vicenda complessa, istituzionale e politica, dalle conseguenze potenzialmente rilevantissime. Paradossale e irrituale, poi, l’intervento in consiglio del dirigente Catalano che, ignorando completamente i rilievi del segretario, ha difeso con veemenza il suo operato con un intervento più politico che tecnico, accusando l’opposizione di volere un paese da terzo mondo. Ha attaccato platealmente i dirigenti che lo hanno preceduto, definendoli inefficienti e sostenendo che non avrebbero fatto nulla di buono, mentre lui avrebbe fatto tutto perché «gli altri non amavano Camporeale». Si è dipinto come il salvatore del paese, capace addirittura di suscitare “invidia nei paesi limitrofi”, dimenticando però che la “disastrosa” amministrazione, che gli ha fatto trovare scuole fatiscenti e campo sportivo da terzo mondo è la stessa che circa due anni fa lo ha nominato dirigente. Cioè quella dell’attuale sindaco Cino. A tutto questo si aggiunge uno scontro politico accesissimo. L’opposizione contesta al sindaco una nuova spesa di 18.500 euro per un contabile “a scavalco”, definita un capriccio che grava sui cittadini e sulle loro tasche, mentre gli uffici – sostengono – lavorano benissimo e senza emergenze. Il sindaco incassa in silenzio e non sa cosa rispondere mentre l’opposizione lo attacca su più fronti. Chiede la rotazione delle aziende per dare lavoro a tutti, evidenzia progetti confusi, appalti da correggere, opere mal realizzate e soldi sprecati, come per il manto del campo di calcetto che, a due anni dal taglio del nastro e 200 mila euro spesi, deve già essere rifatto. Vaccaro denuncia che l’avanzo di amministrazione «si impoverisce a ogni variazione di bilancio». «Il sindaco – accusa il consigliere – lo usa come un bancomat». il consigliere Luigi Montalbano punta invece il dito contro gli affidamenti diretti, sostenendo che «non sono stati gestiti in modo limpido con interessi interni alla maggioranza» e parla apertamente di “contentini” per accontentare qualcuno, utili a ricambi di favori o voti. Parole pesantissime che gelano l’aula. La difesa è affidata alla vicesindaca Francesca Lanfranca, che parla di «disgusto» per le accuse, ribadisce la separazione tra potere politico e gestionale e sostiene che l’amministrazione non avrebbe responsabilità sugli affidamenti. Ma ora, davanti alla nota del segretario, quella linea difensiva si scontra con un macigno poiché la contestazione non arriva dall’opposizione, ma dall’organo di controllo della legalità e regolarità amministrativa dell’Ente. La giunta Cino è ora chiamata a una scelta cruciale: esercitare la vigilanza attiva prevista dalla legge, avviare verifiche inviando gli atti agli organi istituzionali preposti, assumere decisioni di tutela dell’Ente. Oppure ignorare i richiami del segretario, assumendosi la responsabilità politica e, potenzialmente giudiziaria, di avallare le condotte contestate. Una scelta di campo che segnerà il futuro dell’amministrazione e, soprattutto, della fiducia dei cittadini nelle istituzioni del loro paese.
Gaspare Baudanza

