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Camporeale. Una chiesa che respira musica con voci che diventano comunità

La chiesa madre di Sant’Antonio di Padova, per una sera, non è stata soltanto un luogo di culto, ma un autentico scrigno di emozioni e musica. Le sue mura hanno accolto voci che si sono trasformate in un respiro collettivo vivo e pulsante, fatto di melodie e condivisione. Una vera preghiera comunitaria, uno spazio in cui la musica non si è limitata a essere ascoltata, ma profondamente condivisa. A guidare la Schola Cantorum è stato Gabriele Mario Camiolo, che ha saputo valorizzare l’equilibrio delle voci, accompagnando il coro in un percorso espressivo. All’organo, Giovanni Vaccaro ha sostenuto con precisione l’intero impianto musicale, mentre un momento di particolare suggestione è stato affidato all’intervento organistico di Francesco Emanuele Camiolo, che ha aperto il concerto con pagine di grande intensità spirituale, da Buxtehude a Bach, creando un clima di raccoglimento e solennità. Le voci soliste di Adriana Di Marco e Maria Rosa Falco hanno impreziosito alcuni brani del programma, inserendosi con naturalezza nel tessuto corale complessivo.
Così Camporeale ha vissuto la prima edizione del Concerto di Natale della Schola Cantorum parrocchiale. Un appuntamento capace di andare oltre la semplice esecuzione musicale, diventando esperienza corale nel senso più autentico del termine. Nata appena due mesi fa su intuizione di don Santino, la Schola Cantorum ha trovato in breve tempo terreno fertile e, soprattutto, un posto nel cuore del paese. Circa quaranta voci hanno risposto all’appello, dando vita a un gruppo compatto ed eterogeneo, animato da una forte motivazione comune. Voci diverse, storie diverse, che per una sera hanno camminato all’unisono, offrendo al pubblico un’esecuzione intensa e misurata, capace di creare un clima di raccoglimento e di invitare all’ascolto interiore. Il programma, fortemente legato al periodo natalizio, ha restituito alla musica il suo valore più profondo. Le voci, ben amalgamate, hanno riempito la chiesa Madre come una carezza sonora, rendendola viva, vibrante e partecipe, restituendo al Natale il suo significato più autentico. La chiesa si è colmata di suono consegnando alla comunità il senso profondo dello stare insieme. Ma il valore della serata non si è fermato alla qualità musicale, pur evidente. Il concerto è stato soprattutto la dimostrazione che anche un piccolo paese può diventare laboratorio di cultura, quando sceglie di investire sulle persone e sul senso di appartenenza. Un atto collettivo, semplice e potente allo stesso tempo, capace di dimostrare che l’armonia, quando nasce dalla musica, può trasformarsi in linguaggio della comunità. Per questo l’evento rappresenta un motivo di orgoglio autentico. In un paese che può già vantare una banda musicale tra le più antiche della Sicilia, la nascita e il successo della Schola Cantorum aggiungono oggi una nuova voce a un patrimonio culturale già ricco. Banda e coro, tradizione e rinnovamento, dialogano e si completano, dimostrando come la musica possa essere identità viva, e non semplice ricordo. L’auspicio, condiviso da tutti, è che questa prima edizione non resti un’eco solitaria, ma diventi una consuetudine, un appuntamento capace di crescere nel tempo e di continuare a far respirare musica e comunità.