GIBELLINA: spunta una chiesa in salotto con altare consacrato e fedeli convocati. Ma la Diocesi avverte: «È scisma, divieto assoluto di partecipare»
Un altare consacrato, un arciprete autoproclamato, una messa annunciata e una comunità convocata per celebrare nel salotto di una casa privata. Accade a Gibellina, dove negli ultimi giorni è emersa una vicenda tanto inaspettata quanto clamorosa: la nascita di una sorta di “chiesa parallela” all’interno dell’abitazione del signor Silvestro Martino, che si è attribuito il titolo di arciprete della neonata “Arcipretura della SS. Vergine del Pino”. A presiedere gli atti di culto è Vincenzo Avvinti, ex frate domenicano, dimesso dall’Ordine e scomunicato per scisma nel 2021. Avvinti si presenta oggi come “Arcivescovo Metropolita della Vecchia Chiesa Cattolica in Italia e nel mondo”, realtà non riconosciuta dalla Santa Sede. Nonostante ciò, nella casa di Martino si parla già di consacrazioni, sacramenti e assegnazione di ministeri.
La notizia ha subito suscitato scalpore in paese, spingendo la Diocesi di Mazara del Vallo a intervenire con una nota ufficiale e dai toni severi, firmata dal Vicario generale, don Gioacchino Arena: «Si proibisce a chiunque di partecipare, a qualunque titolo, ad atti di culto posti in essere dal sacerdote Vincenzo Avvinti e dal signor Silvestro Martino. Il rischio, per chi trasgredisce, è quello della scomunica latae sententiae, cioè automatica e senza bisogno di ulteriori provvedimenti formali». Secondo quanto ricostruito, il salotto dell’abitazione è stato allestito con un altare consacrato e previsto per vere e proprie celebrazioni liturgiche, complete di riti e formule affini a quelli della tradizione cattolica, ma del tutto privi di validità canonica. La mossa ha destato attenzione e, in alcuni casi, persino curiosità tra una parte dei fedeli, attratti dal richiamo a una spiritualità percepita come “più libera e autentica”. Altri, invece, si sono detti sconcertati da quella che ritengono una deriva scismatica. La Diocesi ha espresso forte preoccupazione per il rischio che si sviluppi un culto parallelo, capace di sfruttare il disorientamento o la delusione di alcuni fedeli per allontanarli dalla comunione ecclesiale.
Vincenzo Avvinti era membro dell’Ordine dei Domenicani fino al gennaio 2021, quando fu dimesso in via definitiva per “disobbedienza grave e reiterata”. La decisione fu ratificata dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, che ne dichiarò anche la rottura formale con la Chiesa cattolica. Da allora, Avvinti ha dato vita a una propria “gerarchia ecclesiastica” autonoma, con tanto di titoli episcopali e diocesi autoproclamate.
A Gibellina, il tentativo di fondare un luogo di culto domestico, con tutte le sembianze di una parrocchia tradizionale, rappresenta il punto più estremo di questa rottura. Non si tratta infatti di un semplice gruppo di preghiera, ma di una struttura parallela che intende replicare la piena vita sacramentale, con battesimi, eucaristie e persino ordinazioni, fuori però da ogni riconoscimento canonico. La vicenda apre interrogativi non solo religiosi, ma anche sociali e culturali. Può un’abitazione privata trasformarsi in chiesa? Quali sono i limiti tra libertà di culto e confusione dottrinale? E cosa spinge alcuni fedeli a cercare risposte spirituali fuori dalle strutture ufficiali?
Mentre la Diocesi ribadisce con fermezza che “non è in gioco un’opzione secondaria, ma la comunione con la Chiesa di Cristo”, la comunità di Gibellina si trova divisa tra chi condanna apertamente l’iniziativa e chi la osserva con un misto di curiosità e dubbio.

