«Unicredit» chiude filiale, città senza banca

La legge del profitto non rende più conveniente la presenza degli Istituti nei territori periferici. Se ci si pensa, l’informatizzazione ha i suoi svantaggi. Molte procedure che prima erano gli uomini a fare, adesso le fanno le macchine. Oppure altri uomini, ma, grazie alle macchine, in maniera molto più semplice. Si pensi alle banche. Prima, per versare o prelevare dei contanti occorreva fisicamente entrare in un Istituto bancario e rivolgersi ad un contabile che effettuava l’operazione. Idem per un bonifico. La legge del prof itto non rende più conveniente la presenza degli Istituti nei territori periferici. Tutto ciò oggi non esiste praticamente più. Un bonifico si può fare stando comodamente seduti a casa, utilizzando un computer connesso alla rete. Versamenti e prelievi possono essere effettuati in ogni momento del giorno o della notte ad uno sportello bancomat. Gli impiegati di banca non sono più necessari. E a momenti non sono più necessarie, fisicamente, nemmeno le filiali, specialmente nei piccoli centri, dove peraltro la raccolta del credito non è particolarmente vantaggiosa per gli istituti bancari, né lo è gestire il servizio di tesoreria per conto del Comune. I tassi di interesse bassi, peraltro, non rendono più conveniente neppure i depositi. Il precedente a Vita Era già successo un paio d’anni fa a Vita, ora s’è verificato a Gibellina. La filiale locale di «Unicredit» ha annunciato la chiusura, scattata nei giorni scorsi. I correntisti gibellinesi, per le operazioni per cui sono necessari gli addetti, ora devono rivolgersi allo sportello di Santa Ninfa, peraltro aperto solo tre giorni a settimana (il martedì, il mercoledì e il venerdì). La protesta di Sutera A prendere posizione immediata è stato il sindaco Salvatore Sutera: «Non posso accettare – ha detto – la chiusura anche dell’ultimo sportello bancario presente in città, comunicatami dal responsabile provinciale di “Unicredit”. Questa scelta aziendale – aggiunge Sutera – non è accettabile né guardando all’interesse della città, né guardando alle esigenze dei suoi cittadini e degli operatori economici. Questi ultimi saranno costretti a recarsi fuori città con denaro contante ricavato dalle loro attività, non solo con disagi logistici, ma esponendosi a rischi sul piano della sicurezza e dell’incolumità ». Disagi anche per coloro i quali debbono riscuotere piccole somme dalla tesoreria comunale (come i contributi socio-assistenziali) e che «saranno ora costretti – lamenta Sutera – ad aprire un conto corrente, sopportando pesanti spese, oppure a recarsi fuori città». Ma anche il rilancio della città in chiave turistica viene, per il sindaco, compromesso: «Se i turisti non troveranno nemmeno uno sportello bancomat, di quale rilancio turistico vogliamo discutere? ». Da qui l’appello «alle istituzioni regionali e nazionali, e a tutti coloro che sono candidati al rinnovo dell’Ars, affinché venga scongiurata una scelta aziendale che mortifica Gibellina e la priva di basilari servizi per una città moderna che vuole svilupparsi nel turismo». Ai cittadini, invece, Sutera chiede «di far sentire la loro voce e di ribellarsi alla visione sempre più soffocante del mondo bancario che ha dismesso la funzione di servizio pubblico per fare esclusivamente profitto». In ultimo il sindaco ricorda che «l’istituzione bancaria ha costituito il primo strumento per lo sviluppo dell’economia e dello scambio». Tenendo conto di ciò «la scelta di “Unicredit” appare miope e irrispettosa della storia e della laboriosità di una città». I problemi per gli anziani L’assenza fisica dell’istituto di credito è ora un problema soprattutto per gli anziani e per coloro che sono poco avvezzi all’utilizzo degli strumenti bancari on line. Ma ormai le banche guardano esclusivamente all’aspetto economico, non tenendo in alcun conto i profili di servizio pubblico.