Triscina, la triade commissariale fa sul serio

ABUSIVISMO. Partita la fase ricognitiva: Comune invia raccomandate ai proprietari per le verifiche. Si procede. L’iter che porterà alla demolizione delle case abusive della frazione marinara di Triscina va avanti. La triade commissariale guidata da Salvatore Caccamo non ha intenzione di recedere dal suo proposito. Le 177 costruzioni realizzate negli anni Settanta e Ottanta in una zona nella quale esiste il vincolo di inedificabilità assoluta (sorgono infatti entro i 150 metri dalla battigia) sembrano avere, ogni giorno che passa, il destino segnato. Nelle scorse settimane l’Ufficio tecnico del Comune ha inviato le comunicazioni con le quali si dà la possibilità, ai destinatari, di accedere agli atti e di presentare eventuali memorie e documenti. Qualcuno sperava potesse essere un’apertura verso un riesame delle pratiche di sanatoria. Ma da Palazzo Pignatelli i funzionari preposti hanno fatto trapelare che si tratta di un atto dovuto per avere la certezza di chi sia la proprietà dell’immobile, che potrebbe essere, anche per effetto di un atto di successione, diversa dall’intestatario originariamente censito. Insomma, un ulteriore tassello al mosaico che i commissari vanno componendo. «Tavolo tecnico» Che si proceda sulla strada tracciata, lo dimostra anche il fatto che al Palazzo municipale sia stato organizzato un «tavolo tecnico»: un gruppo di lavoro che, «sulla scorta degli accertamenti della Polizia municipale – ha spiegato Caccamo – ha individuato le priorità circa gli edifici da abbattere ». I tecnici, su indirizzo del vertice amministrativo, dovranno quindi «tenere conto – è sempre Caccamo a precisarlo – degli eventuali piani di recupero delle aree, successivamente alla demolizione». Il capo della commissione straordinaria fa un esempio concreto: «Se, dove attualmente insiste un agglomerato di case abusive, può nascere un parcheggio o un’area a verde, allora queste abitazioni dovranno essere abbattute per prime per finalità pubbliche ». Le operazioni di abbattimento e le relative spese dovranno essere a carico dei proprietari, ma qualora questi non dovessero ottemperare all’ordinanza di demolizione, dovrà essere il Comune a farsene carico. Per questa ragione l’ente ha chiesto l’accesso allo speciale Fondo di rotazione istituito per questo tipo di interventi. Il prestito richiesto è di tre milioni di euro. Qualora comunque il proprietario dell’immobile abusivo non provveda alla demolizione, il dirigente dell’Ufficio tecnico o il funzionario responsabile preposto, dovrà irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra duemila e ventimila euro (la misura massima si applica in presenza di vincoli quali quello di inedificabilità assoluta o nel caso di zona a rischio di dissesto idrogeologico). La situazione attuale Alle 177 case (di cui due sole sono «prime abitazioni», mentre le altre costituiscono case di villeggiatura estiva), si aggiunge un numero non ancora definito di immobili per i quali l’istanza di sanatoria è stata in passato rigettata, e altri per cui è ancora in corso un procedimento giudiziario a causa dei ricorsi dei proprietari. Nasce un Comitato Intanto è nato un Comitato dei proprietari, che ha designato come portavoce Biagio Sciacchitano. Quest’ultimo ha annunciato di avere, a sua volta, messo su un tavolo tecnico, «composto da legali e professionisti che si occupano di urbanistica, per essere da questi supportati nella presentazione di eventuali ricorsi alle autorità competenti perché riteniamo che queste demolizioni siano fondate su illegittimità e violazioni di legge». Sciacchitano si augura che i commissari «possano rivedere attentamente gli atti » ed evitare quindi «drastiche conseguenze generali».