Tremebonda e debole. Gli errori della politica

Il quadro che emerge dalla relazione prefettizia è sconfortante. Lo è però soprattutto per la politica e i partiti. Perché sarà pur vero che le norme consentono anche ai pregiudicati di ricoprire cariche pubbliche, ma prima delle norme esiste un principio non scritto in politica secondo il quale i partiti dovrebbero selezionare con scrupolo i propri dirigenti e, quindi, i propri rappresentanti nelle istituzioni. Lo segnalammo già quando, oltre un anno fa, esplose fragorosamente il «caso Giambalvo» (nella foto). Scrivemmo allora che una politica forte e autorevole non si sarebbe fatta travolgere in quel modo, non avrebbe tremato – spaurita – ma avrebbe risposto con efficacia, isolando il consigliere divenuto «scomodo» e facendogli sentire addosso tutto intero il peso del disdoro. Perché una norma può sì rimettere quel consigliere al suo posto, ma la regola civile dovrebbe condannarlo all’ergastolo politico per i suoi inescusabili inneggiamenti al sanguinario boss latitante Matteo Messina Denaro. Non c’è reato infatti nel dichiararsi idealmente sostenitore di un capo mafioso, ma se chi lo sostiene è un rappresentante delle istituzioni, allora da quelle istituzioni deve essere fermamente bandito. Senza «se» e senza «ma». È stato probabilmente questo errore di sottovalutazione a segnare il destino (politico) di Felice Errante, che, per il pedigree e l’onestà che – a meno di clamorosi sviluppi giudiziari – gli vanno riconosciuti, non poteva far finta di nulla davanti ad una sentenza assolutoria (in primo grado) nei confronti di Gimbalvo, il quale, una volta scarcerato, era tornato a sedere al suo posto in aula consiliare. Ecco, lì Errante non avrebbe mai dovuto dire che la legge si applica. Lì Errante per primo, poiché sindaco e capo della coalizione nella quale Giambalvo era stato eletto (meglio sarebbe dire «ripescato », peraltro con una spericolata manovra politica), avrebbe dovuto accompagnarlo alla porta per difendere (allora sì) il buon nome della maggioranza dei suoi concittadini.