Sindaco di Calatafimi al suo posto, saltano elezioni a giugno

Una maggioranza politica traballante ed incapace di dialogare è quella che si è subito mostrata all’indomani del 26 maggio 2014 e che doveva sostenere l’amministrazione del sindaco Vito Sciortino. Ma una lunga scia di polemiche sull’attività della Giunta, sulla nomina degli assessori e l’incapacità di trovare una mediazione tra le diverse componenti politiche che ne facevano parte (Udc, Pd, Ncd, movimento «Politica e Valori» e poi in seguito anche il Psi) hanno determinato lo scioglimento del Consiglio comunale e, anche se per pochi, giorni, la decadenza del sindaco. I calatafimesi, dopo due anni, dieci mesi e tredici giorni, ancora una volta in modo “fraudolento” si erano ritrovati senza amministrazione, con la prospettiva di ritornare velocemente alle urne (la precedente amministrazione dell’ex sindaco Nicolò Ferrara si arenò per i suoi guai giudiziari che portarono la città alle elezioni anticipate). Lo scioglimento del Consiglio I quindici consiglieri comunali, di cui dieci della maggioranza, entro il 2016 non sono riusciti ad approvare il bilancio preventivo: le due sedute del 5 e del 12 dicembre non hanno portato alcun risultato, per cui la Regione ha nominato un commissario ad acta, Sciortino bnDaniela Leonelli, la quale nei primi giorni del 2017 ha proceduto immediatamente ad approvare lo strumento finanziario. Ciò ha determinato l’avvio dell’iter per lo scioglimento dell’assemblea civica. Il 21 febbraio l’assessore regionale agli Enti locali Luisa Lantieri firma il decreto di scioglimento ed il giorno successivo Giovanni Impastato, segretario comunale in servizio al Comune di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo, si insedia al Comune come commissario straordinario in sostituzione del Consiglio comunale che così viene ufficialmente sciolto. La decadenza del sindaco La Giunta invece rimane in carica in quanto la legge regionale 17 del 2016 e la precedente del 1997 che regolano la materia di cessazione degli organi comunali è, per questo caso specifico, poco chiara. Il sindaco Sciortino continua nella sua attività amministrativa. Ma per effetto di un parere del Consiglio di giustizia amministrativa, l’Ars, durante l’ennesima discussione sulla finanziaria, approva una norma, la 6 del 29 marzo, con un solo articolo che chiarisce definitivamente quanto stabilito nelle leggi precedenti e cioè che se il Consiglio viene sciolto perché non approva il bilancio, anche la Giunta decade. E stabilisce pure che ciò viene applicato a partire dall’entrata in vigore della legge dell’11 agosto 2016. Quindi viene sancita definitivamente la decadenza del sindaco Sciortino. Per cui il 13 aprile, alle 13,15, con la notifica dei decreti del presidente della Regione, al Palazzo municipale avviene il passaggio di consegne tra l’ormai ex sindaco e Giovanni Impastato, nominato dal presidente della Regione commissario straordinario in sostituzione del Consiglio, della Giunta e del sindaco. Il Tar lo reintegra Alla notizia della decadenza, il sindaco Sciortino ha commentato con «Obbedisco». In uno scarno comunicato stampa il primo cittadino precisa che «a parlare sono però le cose realizzate in questi tre anni di amministrazione». L’amarezza viene così nascosta, perché contestualmente parte il ricorso al Tar di Palermo. Il Tribunale amministrativo regionale, il 27 aprile, gli dà ragione e lo reintegra. A rappresentare Sciortino davanti ai giudici amministrativi è stato l’avvocato Maria Beatrice Miceli. «Si torna a lavorare; ricominceremo da dove avevamo interrotto il nostro cammino», queste le parole del sindaco appena avuta notizia della sentenza. Pietro Bonì