Scintille in aula, scontro tra Aiello e Leone

Dopo le dimissioni di Cannia da presidente, al suo postoeletto Bevinetto Blitz della maggioranza per «defenestrare» l’esponente dell’opposizione. Mentre la maggioranza consiliare pare essersi rinsaldata, è la minoranza che adesso perde pezzi. Il sindaco Nicola Catania ha chiamato a raccolta i fedelissimi ed ha chiesto loro di evitargli altri scivoloni come quello verificatosi in occasione della votazione d’urgenza sulla Tari, quando l’assenza dall’aula di quattro consiglieri di maggioranza impedì di poter proseguire la seduta, consentendo all’opposizione di non far passare i requisiti di necessità ed urgenza sottesi alla sua convocazione. Anche la dura diatriba tra il sindaco e Francesco Cannia, che aveva accusato Catania di non tutelare i cittadini, sembra superata. Come ha sottolineato – con una punta di malcelato veleno – Salvatore Bevinetto, che sulla questione ha chiesto un franco dibattito politico. Il «pasticcio» commissione Ma un «pasticcio» politico c’è comunque stato. Ed ha interessato la commissione Lavori pubblici, segnata dalle dimissioni del suo presidente, Cannia appunto, che aveva lasciato polemicamente: «Non si può lavorare in quel casino che è l’Ufficio tecnico», aveva lamentato senza ricorrere a raffinatezze lessicali. Dopo l’abbandono di Cannia, la commissione aveva provato ad andare avanti, eleggendo un altro presidente. E dal momento che la maggioranza era in fibrillazione, ad essere eletto era stato Salvatore Bevinetto, esponente della minoranza consiliare. Tutto risolto? Giammai. Ritrovata la «quadra», la maggioranza s’è trovata con una commissione delicata guidata da un presidente «nemico». Non potendolo rimuovere, ha optato per una soluzione radicale: le dimissioni di tutti i suoi componenti. Ossia Cannia, Maria Luisa Giannone e Marianna Campisi. Per «azzerare» la commissione occorreva però un’altra defezione, che è “provvidenzialmente” arrivata. A vergare le proprie dimissioni è stato anche un consigliere di minoranza, Libero Leone, che ha peraltro lasciato il Psi, dichiarandosi indipendente. Esplode la polemica Tanto è bastato per scatenare la bagarre in aula consiliare. L’opposizione non ha creduto alla linearità del comportamento di Leone, e vi ha visto un calcolo politico ben preciso. Durissimo, in proposito, l’attacco del capo del gruppo misto Peppe Aiello. Dal momento che Leone dovrebbe transitare proprio nel «misto », Aiello in sintesi ha detto di non gradirne la presenza. «Lei – s’è rivolto astioso a Leone – ha detto di essersi dimesso dalla commissione per via dei suoi impegni di lavoro, ma allora – ha malignato Aiello – perché non si dimette anche da consigliere?». Poi ha aggiunto, sibillino: «Capisco però che essere consigliere comunale possa servire per avere una disponibilità…». Infine la stoccata: «Lei era in commissione in rappresentanza dell’intera minoranza, non del Partito socialista e la sera che siamo andati a festeggiare la rotta della maggioranza, lei era a cena con noi». Le lamentele di Bevinetto Anche a Bevinetto, che si è sentito in qualche modo vittima di un putsch, un colpo di mano che lo ha epurato, non è andata giù l’operazione architettata: «Io – ha detto – ho accettato di fare il presidente della commissione per senso di responsabilità. L’ho pure detto a Cannia. E gli ho detto che se lui avesse avuto un ripensamento, io mi sarei dimesso senza problemi». Commissione ricomposta La commissione alla fine è stata ricomposta. Per la maggioranza ne faranno parte ancora Cannia, la Giannone e la Campisi, ai quali s’è aggiunto Ignacio Drago (hanno ottenuto tutti e quattro dodici preferenze). Per la minoranza invece sono stati eletti Bevinetto, Giuseppe Libeccio e Giovanni Lo Piano Rametta (sei voti ciascuno).