Santa Ninfa

lveroc o l p o mortalealla mafia lo da- remo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra
i fichi d’india, ma negli am- bulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi
padronali e, perché no, di qualche ministero». Era il1904 quando Cesare Mori, meglio conosciuto come il«prefetto di ferro», iniziò da Castelvetrano la sua dura battaglia contro i poteri forti.
L’inflessibilità di Mori era nota ovunque. Le sue azioni, volte a riaffermare l’autorità dello
Stato, lo portarono al- l’arresto di esponenti del clero, degli alti gradi militari e della
politica. A distanza di oltre un secolo tanto e poco è cambiato: tanto nell’azione repressiva del
governo, poco nella compagine delle stanze dei bottoni dove gli esponen- ti che fanno occhiolino
alla mafia sembrano essere au- mentati in maniera esponen- ziale. In ogni inchiesta delle Procure,
che interessa alti vertici, tra gli indagati e tra gli arrestati finiscono, so- prattutto in
provincia di Tra- pani, sempre più spesso ap- partenenti alle logge masso- niche, “fratelli”,
che godono di posizioni lavorative di ri- lievo e che sono uniti, vinco- lati da un “patto di
solidarie- tà” reciproca, anche fuori dalle sedi di riunione, ad al- tri fratelli che a loro volta
magari gestiscono importan- ti incarichi. La storia delle logge massoniche nella sto- ria
d’Italia è stata tormenta- ta. Soppresse nel 1925 con una apposita legge, riaffiora- rono alla
morte del fascismo, per ricadere al centro dell’at- tenzione nel 1982 quando la

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