Piano paesaggistico, il Comune ricorre al Tar

Non ha pace il Piano paesaggistico; lo strumento urbanistico che dovrebbe tutelare ed incentivare lo sviluppo armonioso del territorio valorizzando le bellezze artistiche, storiche e naturali. Sin dalla sua adozione, avvenuta con decreto assessoriale della Regione nel dicembre del 2016, la proposta urbanistica, con i suoi elaborati grafici e le sue schede, ha generato una lunga scia di polemiche, oltre al blocco di numerosi progetti ed autorizzazioni, da parte dell’Ufficio tecnico, non più conformi alle nuove norme urbanistiche molto restrittive. In seguito alle numerose proteste e rilievi dei primi cittadini di molte città siciliane, compresa Calatafimi, l’Assessorato regionale, a giugno, ha apportato delle modifiche al piano. Per la Giunta comunale, però, l’Assessorato non ha tenuto conto dei rilievi proposti dal Comune riguardo al territorio calatafimese. La Soprintendenza di Trapani, di fatto, nella fase di progettazione ed adozione del piano, non ha dato la possibilità a tutte le parti interessate pubbliche e private di partecipare e suggerire proposte tecniche più rispondenti alle esigenze del territorio: in pratica è mancata la «concertazione istituzionale » tra gli enti, con il risultato di un piano semplicemente calato dall’alto. Troppe le norme restrittive e i vincoli che “blindano” il territorio, pregiudicando ogni opportunità di sviluppo economico, produttivo e turistico, e troppe le proteste di tecnici e cittadini interessati che hanno indotto la Giunta a ricorrere alle vie legali per tentare di bloccare il piano. Tocca ora all’avvocato Carlo Comandè, palermitano, nominato legale di fiducia del Comune, che il 26 settembre ha già depositato il ricorso per cercare di impugnare e far annullare il piano al Tribunale amministrativo regionale. Territorio ferito da incendi Con l’arrivo delle prime timide piogge, sembra già lontano il ricordo delle tremende giornate di luglio ed agosto, caratterizzate dai numerosi incendi che hanno deturpato il territorio. La ferita più grave riguarda il bosco di Angimbè, un bosco naturale di 212 ettari in prevalenza sugheri, di proprietà comunale. Ottanta gli ettari completamente distrutti. Una sciagura, a cui la città purtroppo è abituata: nel 1984 un altro incendio lo aveva completamente distrutto. Ma le querce di sughero non muoiono e lentamente, in un ventennio circa, si sono rigenerate grazie anche al lavoro di potatura e pulizia della Forestale. E così il Comune, in collaborazione con l’Esa, cercando di sfruttare i fondi europei, ha presentato un progetto di complessivi 457.990 euro per il ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici. L’intervento prevede la pulizia, la sistemazione delle strade interne ed il rinfoltimento della flora autoctona del Bosco Angimbè per complessivi 55 ettari circa. Attenzione però: l’intervento riguarda un’area interessata dagli incendi del 2007: infatti la norma prevede che per i primi cinque anni, sulle aree interessate dagli incendi non si possano effettuare interventi; peccato però che nel progetto si siano dimenticati dei parcheggi e delle strade di accesso al bosco, disastrate e distrutte, che non permettono un facile e decente accesso al bosco. Come per il Piano paesagistico, un altro progetto calato dall’alto, senza confronto con il territorio. La «casa dell’acqua» La prima «casa dell’acqua» è già in funzione da agosto, presso il largo Giuseppe Di Stefano. Questo impianto eroga acqua naturale e gassata refrigerata dell’acquedotto comunale e viene microfiltrata, declorata e sterilizzata. Funziona 365 giorni all’anno dalle 5 del mattino alle 3 di notte. Pietro Bonì