«Non siamo un manipolo di banditi»

LA REAZIONE. Tanta amarezza nelle parole dell’ex sindaco Felice Errante. Felice Errante (nella foto) ha aspettato qualche giorno. Ha letto e riletto, fin quasi a consumarsi gli occhi, le pagine della relazione prefettizia che ha finito per inchiodare senza appello la sua amministrazione. Ha meditato a lungo, probabilmente ha dormito poco e male. Tanto e tale è stato il rovello che lo ha consunto nei giorni immediatamente successivi allo scioglimento. Poi, quando ha infine raccolto e ordinato i pensieri, ha diffuso una lunga nota nella quale ha voluto dire la sua. Non tanto per provare a difendersi, ma quantomeno per chiarire qualche aspetto, riservandosi di fare ulteriori e più circostanziate valutazioni quando magari sarà passato il furore polemico di queste settimane agitate. L’ex sindaco premette di avere letto tante nefandezze sul suo conto, «pensieri in libertà» che lo hanno profondamente ferito «ma che rientrano tra quelle controindicazioni alle quali un uomo che fa politica non può sottrarsi». Errante tenta però coraggiosamente (è un abbozzo e nulla più, ma può valere per il futuro) a far passare il principio del primato delle politica. Difficile che qualcuno lo segua su questo terreno, perché è sofisticato e abbisogna di intelligenze avvedute e dotate di adeguati strumenti culturali. Eppure ci prova, prova a ricondurre la ratio delle scelte amministrative a ben precisi disegni politici e non certo al condizionamento o alla infiltrazione della criminalità organizzata: «I più – sottolinea – ritengono si debba prendere atto del fatto che non si possa fare politica in questa città perché nipoti o figli di omissis, vicino ad omissis, a sua volta imparentato con omissis; le scelte di alcuni assessori della Giunta, scevre da una valutazione sulla persona o di tipo politico, ma unicamente orientate per favorire l’omissis di turno, parente o amico di omissis, oppure massone insieme a tanti altri omissis». Ecco, questo è il punto nodale: Errante sostiene, in sintesi, che le scelte discrezionali operate nei suoi cinque anni sono state dettate da motivazioni esclusivamente politiche: le nomine degli assessori, dei consulenti, dei professionisti (avvocati, architetti o commercialisti di cui l’amministrazione si è avvalsa), si sarebbe basata sulla loro professionalità e non certo sulla «conoscenza della loro clientela ». Dopo aver precisato di rappresentare «il passato della storia amministrativa della città», l’ex sindaco si pone una domanda retorica: «Mi è concesso di affermare con forza che questa comunità non è stata amministrata negli ultimi anni da un manipolo di banditi?». La risposta – più che altro un augurio per se stesso – è «spero di sì».