I «tre tenori» salvano Il Pd trapanese.

REGIONALI. Il Movimento cinquestelle sfonda in provincia e ottiene due seggi per Sergio Tancredi e Valentina PalmeriI democratici rieleggon0 all’Ars Baldo Gucciardi, che la spunta su Giacomo Tranchida. Exploit di Stefano Pellegrino dentro Forza Italia. Nell’Udc Turano lascia alla Lo Curto,
L’o n d a t a p e n t a – stellata non risparmia la provinia di Trapani. I «grillini» sfondano il muro del 30 per cento (38 addirittura per il candidato presidente Cancelleri) ed eleggono due deputati all’Ars, di fatto confermando i seggi della precedente legislatura (nel 2012, però, i seggi per la provincia di Trapani erano sette, ora calati a cinque). Il primo, ottenuto con il quoziente pieno, il secondo con il meccanismo dei resti (complessivamente 46.903 voti di lista). A tornare a Palazzo dei Normanni sono il mazarese Sergio Tancredi (8.013 preferenze) e l’alcamese Valentina Palmeri (7.801). Il centrodestra trapanese nel suo complesso contribuisce alla vittoria di Nello Musumeci (36,03 per cento). Un seggio lo ottiene Forza Italia (19,03 per cento) e uno l’Udc (8,05). Dentro la componente berlusconiana (29.431 voti di lista, pari al 19,03 per cento) la spunta, un po’ a sorpresa, l’avvocato marsalese Stefano Pellegrino, che fa il pieno di voti a Capo Boeo, raccoglie un po’ in tutta la provincia e torna all’Ars (vi era entrato da pochi mesi) con 7.640 preferenze. Davanti a due big del voto come il mazarese Toni Scilla (6.268) e l’uscente Giovanni Lo Sciuto (5.477), che non è invece riucito a rientrare a Sala d’Ercole nonostante avesse, all’ultimo momento, annusata l’aria di sconfitta, deciso di abbandonare il Nuovo centrodestra alfaniano per transitare tra i forzisti. L’Udc conferma il radicamento nel territorio (12.447 voti, pari all’8,05 per cento) e rielegge l’alcamese Mimmo Turano (5.498 preferenze). Dal momento che Turano era stato indicato da Musumeci nel suo «listino», Turano lascia il posto alla seconda arrivata, la marsalese Eleonora Lo Curto (2.178 preferenze), che ritorna così all’Ars dopo oltre dieci anni di assenza. Nel centrosinistra che va a fondo (poco più del 20 per cento per il candidato presidente Fabrizio Micari, irrilevanti gli «alfaniani» che scompaiono non raggiungendo neppure l’un per cento), si segnala l’affermazione del Partito democratico, che con 31.041 voti di lista ottiene un ragguardevole 20,07 per cento, un dato in evidente controtendenza rispetto al risultato ottenuto dal partito nel resto dell’isola. A contribuire in maniera determinante al successo della lista, la presenza contemporanea di quelli che sono stati ribattezzati i «tre tenori»: Baldo Gucciardi, Giacomo Tranchida e Paolo Ruggirello hanno dato vita ad una entusiasmante battaglia all’ultimo voto, soprattutto per ciò che riguarda i primi due, divisi alla fine dello spoglio da poche centinaia di voti. L’ex assessore alla Sanità alla fine la spunta con 10.891 preferenze. Si ferma a 10.578 voti personali la rincorsa di Tranchida. L’ex sindaco di Erice (fortissimo a Trapani e nell’agro ericino) alla fine ha pagato la mancanza di appoggi nel Belice, dove invece il partito s’è schiarato quasi compattamente con il salemitano Gucciardi. Non riesce a tornare a Palazzo dei Normanni Paolo Ruggirello (arriva a 6.688 preferenze). L’ex parlamentare non è riucito a capitalizzare il lavoro dei tanti consiglieri comunali di riferimento nel territorio. Ha comunque portato un valore aggiunto al partito, arrivando da altre esperienze politiche. Un po’ come Tranchida, che nonostante sia un uomo d’apparato, è riuscito, grazie al suo movimentismo, ad ottenere molti voti fuori dal tradizionale bacino elettorale del Pd. Il risultato trapanese dei «dem» apre interessanti scenari in vita delle elezioni politiche di marzo. Gucciardi potrebbe infatti essere spinto a tentare la via per Roma (Camera o Senato) e la sua eventuale elezione consentirebbe quindi l’ingresso all’Ars di Tranchida. La lista dei «Cento passi» che sosteneva la candidatura a Palazzo d’Orleans di Claudio Fava (4,03 per cento) non va oltre il 2,56 per cento, meno dei voti ottenuti, soprattutto grazie al voto disgiunto, dal suo leader. Risultati davvero di pura testimonianza per i suoi candidati, tra cui spiccava l’ex parlamentare «verde» Massimo Fundarò (860 preferenze). La sfida interna a «Sicilia futura » (6,45 per cento), che ospitava anche i socialisti, è stata vinta dall’ex sindaco di Alcamo Giacomo Scala (5.039 voti), che ha preceduto l’ormai ex parlamentare Nino Oddo (3.947). La classica vittoria di Pirro dal momento che nessuno dei due è stato eletto. di Gaspare Baudanza