Giusi Favara: «Non sono un fantasma, via per lavoro»

POLITICA. L’ex assessore alla Cultura interviene dopo le polemiche scatenate per la sua lunga assenza. L’ex assessore Giusi Favara non ci sta a passare per un «fantasma » e, dopo le polemiche sulla sua prolungata assenza dalle riunioni di Giunta, culminate nelle dimissioni formalizzate a fine maggio, interviene per precisare. Non l’hanno lasciata indifferente gli articoli sul suo conto (specialmente quello pubblicato su questo giornale). Per questa ragione ha voluto fortemente replicare «perché – sostiene – la gente sappia realmente come sono andate le cose, certamente in maniera diversa da quanto scritto». E fa la cronistoria di quanto avvenuto: «Il 24 novembre del 2016 è per me uno di quei soliti giorni in cui sarei dovuta recarmi al Comune, quando, in mattinata, ricevo una telefonata dalla segreteria di una scuola della provincia di Roma. Mi chiedono la disponibilità per una supplenza di tre giorni. Ci penso una decina di minuti, accetto ed inizio a pianificare il viaggio per il giorno seguente. Così prendo servizio e, dopo i primi tre giorni, mi dicono che dovrò continuare per altri; poi per un mese ed un altro ancora, ancora, ed ancora». Fino ad arrivare al 17 maggio, «data in cui rassegno le mie dimissioni da assessore». La Favara sostiene che se avesse saputo «sin da subito che l’incarico lavorativo si sarebbe protratto fino a giugno», avrebbe «pianificato tutto in maniera diversa». Sottolinea quindi di non avere comunque tralasciato in quei mesi l’impegno politico»: «Mi sono tenuta – spiega – in contatto telefonico con il sindaco e con la Giunta; mi sono fatta spedire via e-mail il neonato bilancio, ho ricevuto telefonate, mi sono tenuta in contatto con gli uffici, il segretario, l’Assessorato regionale, le associazioni ». Insomma, l’ex assessore avrebbe cercato «in tutti i modi – parole sue – di accorciare le distanze, pensando che a breve sarei ritornata a casa. Per le presenze al Comune – chiarisce – sono stata sul posto con una cadenza periodica di venti/trenta giorni, usufruendo, oltre che delle ferie, dei permessi politici spettanti per legge ai lavoratori, togliendo pure tempo alla mia vita privata ed alla mia famiglia ed essendo anche operativa di domenica (ricordo nello specifico di una riunione con qualche associazione fatta di domenica pomeriggio al palazzo comunale, oppure della gente ricevuta la sera a casa mia perché il tempo della giornata non era sufficiente)». La Favara interviene poi sulla questione relativa all’indennità percepita nella sua qualità di assessore, sottolineando che è dimezzata per quegli assessori che hanno un rapporto di lavoro dipendente. «Per fortuna – aggiunge – per la legge sulla trasparenza tutto va pubblicato sul sito del Comune, anche quanto percepiamo per indennità e missioni. Basterà pazientare ed anche l’importo della mia indennità percepita in questo periodo figurerà sul sito». L’ex assessore spiega poi di averci riso su quando ha letto la definizione «fantasma»: forse, aggiunge, «sarebbe stato più appropriato “dispersa” visto che secondo i critici la mia ultima presenza risalirebbe al 13 gennaio». La Favara coglie infine l’occasione per una lunghissima sequela di ringraziamenti: al sindaco «per la fiducia riconosciutami »; ai colleghi assessori «con cui ho collaborato»; al presidente del Consiglio comunale; a tutti i consiglieri «a cui auguro buon lavoro»; al segretario Bonanno «che ci ha guidato all’inizio del mandato »; al neo segretario Letizia Interrante «che sta continuando egregiamente il suo lavoro»; ai dirigenti «che hanno mostrato collaborazione»; ai dipendenti comunali tutti e ai cittadini «che quattro anni fa mi hanno sostenuta». Ai cittadini rivolge anche delle scuse «perché non ho portato a compimento ciò per cui mi hanno votata; la scelta delle dimissioni non è stata semplice, ma di certo non avrei neanche potuto rinunciare al lavoro: mi sono trovata di fronte ad un bivio e ho dovuto prendere la decisione più saggia ». Infine una esortazione rivolta alle tante associazioni del territorio, affinché non si avviliscano mai di fronte alle difficoltà «perché rappresentano la vera forza della collettività ».