Co-marketing per Birgi, Trapani non firma l’accordo

AEROPORTO. Il commissario straordinario Francesco Messineo svela ciò che la politica fa f inta di non vedere. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi ». Si potrebbe riassumere con una frase del «Gattopardo » la situazione dell’aeroporto «Vincenzo Florio» di Birgi. Un contesto di certo non florido e che cela, da un lato lo spauracchio dell’abbandono della pista da parte della compagnia «Ryanair» che offre voli a basso costo, e dall’altro la chiusura dell’aeroporto con la possibile «rotta» della «Airgest», la società di gestione dell’aeroporto di Trapani dal 1992, costituita per il 62 per cento da enti pubblici e per il rimanente da soci privati. Il tutto, dal 2012 sotto il controllo e la vigilanza dell’Enac, l’Ente nazionale dell’aviazione civile, con la quale «Airgest» ha sottoscritto l’atto di convenzione con durata trentennale. Note alla cronaca sono le operazioni di co-marketing, ossia le quote di finanziamento che i comuni annualmente versano per pubblicizzare i propri territori ma che, come è oramai risaputo, si tramutano in una sorta di costante finanziamento assistenziale per la compagnia aerea. Tredici sono attualmente i comuni che hanno rinnovato l’accordo: Marsala, Favignana, Erice, Valderice, Buseto Palizzolo, San Vito Lo Capo, Mazara del Vallo, Castellammare del Golfo, Petrosino, Custonaci, Paceco, Salemi e Calatafimi. Mancano all’appello tutti gli altri. La questione che spinge gli altri comuni a non pagare le quote non è tanto di carattere economico, piuttosto è da imputare alla gestione dell’impianto. L’«Airgest» è composta dal 59,7 per cento dalla Regione; 36,2 per cento sono le quote detenute dalla società «Infrastutture»; il 5,7 dalla «Quercioli Dessena Cesare», l’1,7 per cento dalla Camera di commercio di Trapani; il rimanente 0,3 per cento è in mano ad altri piccoli azionisti privati. Nonostante la Regione detenga la quota di maggioranza e i comuni versino complessivamente svariate decine di milioni di euro, a decidere le rotte sono altri e non si sa su quali basi. Proprio il presidente Franco Giudice auspica che «il Libero consorzio (la ex Provincia – ndr), insieme ai comuni ed alla Regione facciano un ulteriore sforzo a beneficio del territorio». Azione che mira a sanare le perdite degli anni precedenti, che, nonostante l’impennata dei voli, sono rimasti in rosso. Intanto il passivo da ripianare è di 15 milioni di euro, ma «Airgest» quest’anno potrà disporre di circa 17 milioni di euro, ottenuti dal maxifinanziamento regionale di 14,5 milioni di euro. Il nuovo bando per i prossimi tre anni è di 20 milioni di euro e prevede che i voli non siano assegnati direttamente a «Ryanair» ma affidati attraverso una gara. A tirarsi fuori, almeno per il momento, sono stati Trapani, Castelvetrano, Alcamo, Campobello di Mazara, Pantelleria, Partanna, Santa Ninfa, Gibellina, Vita, Salaparuta e Poggioreale. A pesare è ovviamente il capoluogo di provincia, che provoca un ammanco di 366mila euro. Ma è proprio Messineo, commissario straordinario del Comune, che ha avuto il “coraggio” di rivelare che il «re è nudo»: nel contratto di promozione turistica, le controparti interessate al contratto stesso non sono aziende operanti nel settore della pubblicità, ma tre compagnie che gestiscono linee di trasporto aereo e che verosimilmente non includono le attività di promozione pubblicitaria in favore di terzi nel loro statuto societario. In questo modo non si finanzierebbe la promozione pubblicitaria ma l’offerta di voli low cost. A far storcere il naso all’ex magistrato è proprio la forma di contratto di dubbia legittimità: «Nella sua forma attuale – spiega Messineo – non risulta possibile l’adesione del Comune di Trapani alla sottoscrizione dell’accordo di co-marketing, pur con rammarico e nella consapevolezza dell’importanza che l’aeroporto di Trapani Birgi rappresenta per lo sviluppo economico del territorio». Quello che accadrà e dunque tutto da scoprire. Bisogna anche capire quali sono le intenzioni della Regione, da tempo propensa a “cedere” le quote ai comuni che avrebbero finalmente pieno titolo a prendere parte nelle decisioni che riguardano il territorio. Agostina Marchese