Al veleno contro Cannia Aiello: «Sei un bambino»

Peppe Aiello (nella foto) ha messo da parte la felpata cautela dei bei tempi in cui presiedeva l’aula consiliare. Ormai è un salace polemista, e non perde occasione per pungere e battibeccare con i colleghi. Il presidente Cangemi ne ha fatto le spese più di altri («Studia», gli disse nel corso di un’infuocata seduta consiliare pochi mesi fa). Poi era stato Libero Leone a finire sotto il suo fuoco. L’ultimo suo bersaglio polemico è stato Francesco Cannia, consigliere di maggioranza già presidente della commissione Lavori pubblici, prima dimessosi e poi rieletto una volta appianate le questioni interne alla coalizione. Aiello ha tirato fuori il veleno che distilla a dosi da un po’ di tempo a questa parte e l’ha “sputato” verso Cannia: «Gli faccio i complimenti – ha detto – per la posizione infantile, puerile, e per il comportamento che ha tenuto con le sue dimissioni irrevocabili da presidente della commissione». Cangemi è quindi intervenuto subito per provare a stemperare la sortita di Aiello, ma questi non s’è fatto fermare facilmente: «Lei – ha protestato – mi deve fare un favore, quando parlo io non mi deve interrompere». E Cangemi ad insistere che bisogna evitare gli attacchi personali e le offese, pena la perdita di credibilità dell’intero consesso civico. Il fatto è che ormai l’aula consiliare è una sorta di polveriera sempre sul punto di esplodere. Le tensioni che sono state sottotraccia per tempo, adesso emergono con sempre maggior vigore. E spegnere gli incendi che si propagano non è facile, come da qualche mese sta sperimentando appunto Cangemi, costretto costantemente a buttare acqua sul fuoco della polemica per evitare che la situazione degeneri. Così, mentre Raffaele Beninati indossava i panni del «pompiere» e provava a dare una mano al presidente, a buttare benzina sul fuoco ci pensava Rocco Caracci, anche lui polemico nei confronti di Cannia: «È stata una farsa di basso rilievo politico – gli ha detto –; potevi anche evitarle quelle irrevocabili dimissioni poi revocate».