DON SALVATORE CIPRI, CINQUANT’ANNI DI SACERDOZIO. UN CAMMINO DI FEDE CHE CONTINUA A UNIRE LE COMUNITÀ
Ci sono percorsi che, guardati a distanza di tempo, sembrano comporre un disegno. Luoghi, incontri, partenze e ritorni che finiscono per ricondurre proprio lì dove tutto era iniziato. È la storia sacerdotale di don Salvatore Cipri, salemitano, 74 anni, che ha celebrato i suoi cinquant’anni di sacerdozio al servizio della Chiesa. Un lungo cammino di fede, spiritualità, amicizia e condivisione che, cinquant’anni dopo, continua a lasciare tracce profonde. Don Salvatore venne ordinato presbitero il 15 agosto 1976, in Cattedrale, dal vescovo Giuseppe Mancuso. Da allora sono trascorsi cinquant’anni, ma l’entusiasmo e l’affetto che hanno accompagnato la celebrazione del giubileo sacerdotale hanno raccontato meglio di qualsiasi cronologia quanto profondo sia stato il legame costruito con le persone incontrate durante il suo ministero. La cerimonia organizzata nella sede scout di Salemi, si è trasformata in un grande abbraccio collettivo. Attorno a don Salvatore si sono ritrovati rappresentanti delle comunità servite nel corso degli anni, sacerdoti, parenti, amici e fedeli. Un intreccio di volti e ricordi arrivati da luoghi diversi, uniti dalla riconoscenza verso un sacerdote che ha condiviso con loro momenti di fede, difficoltà, speranze, feste, lutti e passaggi importanti della vita. Alla celebrazione hanno preso parte anche i vescovi Angelo Giurdanella e Vito Rallo e i sindaci Vito Scalisi, Carlo Ferreri, Giuseppe Riserbato e Salvatore Sutera, insieme a numerosi sacerdoti. Ma per raccontare davvero questi cinquant’anni bisogna tornare molto più indietro. Bisogna tornare a Pusillesi, alla parrocchia dove don Salvatore è cresciuto e dove la sua vocazione ha cominciato lentamente a prendere forma. La sua guida e il suo primo grande riferimento spirituale fu don Alberto Di Stefano, parroco di Pusillesi. Fu lui a intuire, coltivare e accompagnare quella vocazione che già da bambino sembrava affiorare attraverso gesti semplici e quasi profetici. Salvatore da piccolo amava giocare a costruire altari e simulare processioni, trasformando i momenti ludici dell’infanzia in inconsapevoli anticipazioni della strada che avrebbe poi percorso. Accanto a don Alberto, un’altra figura fondamentale nella sua formazione umana e spirituale fu la nonna Vita, donna esemplare, capace di trasmettergli attraverso la quotidianità una fede autentica e concreta. Un seme piantato nell’infanzia che avrebbe accompagnato tutta la sua vita. Dopo l’ordinazione iniziò un lungo itinerario pastorale. La prima esperienza fu nella comunità dei Santi Filippo e Giacomo a Marsala, poi alla Chiesa Madre di Castelvetrano. Seguirono i dieci anni da parroco a Santa Gemma, accompagnati da incarichi all’interno della Curia vescovile. Arrivò quindi una nuova esperienza comunitaria, condivisa con altri due parroci, nella realtà di Ciancio-Santo Padre delle Perriere a Marsala. E ancora il servizio alla Chiesa Madre di Salemi, prima di una nuova chiamata che lo avrebbe portato a Pantelleria. Un’altra terra, altri volti, un’altra comunità da conoscere e dalla quale, come lui stesso ama ricordare, ricevere prima ancora che dare. Nel suo lungo cammino sacerdotale non sono mancate inoltre le esperienze a Gibellina e Vita. Comunità differenti per storia e caratteristiche, ma accomunate dalla capacità di entrare nel cuore di chi le serve. «Ogni comunità che ho servito è stata una piacevole sorpresa. Un arricchimento spirituale con preziosi doni del Signore». Poche parole che racchiudono il senso di cinquant’anni di sacerdozio. Perché nel racconto di don Salvatore non c’è soltanto ciò che un sacerdote può offrire a una comunità, ma soprattutto quello che ogni comunità riesce a restituire: affetto, esperienze, incontri, amicizie, testimonianze di fede. E poi è arrivato il ritorno a Pusillesi. Lì dove tutto era iniziato. La parrocchia dell’infanzia, della famiglia, della vocazione e della formazione dove, dopo tanti anni trascorsi attraversando comunità diverse, don Salvatore è tornato da sacerdote. Un ritorno che appare quasi come un altro prezioso disegno del Signore. Pusillesi, comunità conosciuta per la propria instancabile laboriosità, con l’arrivo di don Salvatore ha ritrovato nuovo impulso e vitalità, rinsaldando tradizioni, partecipazione e senso di appartenenza. Ma il segno più evidente di questi cinquant’anni era negli occhi e nell’entusiasmo delle persone che hanno voluto esserci. Nelle comunità che hanno raggiunto Salemi per festeggiarlo. Negli abbracci, nei ricordi e nelle testimonianze di chi, magari anche soltanto per un tratto della propria vita, ha avuto don Salvatore come parroco, guida o amico. Un cammino di fede e spiritualità lungo cinquant’anni che continua ancora oggi, alimentato dall’affetto delle comunità e da quei «preziosi doni del Signore» che don Salvatore Cipri dice di avere incontrato lungo ogni tappa del suo percorso.
Gaspare Baudanza




