Un anno per il nuovo regolamento d’aula

C’è voluto un anno per riscrivere il nuovo regolamento di funzionamento del Consiglio comunale. Manco fosse una riforma costituzionale. Dal settembre del 2016, infatti, la commissione consiliare Bilancio, Finanza, Personale ed uffici comunali presieduta da Vitalba Pace, discute della nuova «carta» che deve regolare il funzionamento dell’aula. Un lavoro evidentemente complesso, che ha avuto bisogno di oltre venti sedute, dal 27 settembre dell’anno scorso al 20 settembre di quest’anno. Un lavorìo incessante per stendere non un trattato di pace, ma un regolamento che stabilisca come muoversi caso per caso, dalle modalità con le quali un consigliere comunale può presentare interrogazioni al sindaco al luogo dove devono tenersi le sedute. Tutto già scritto in centinaia di altri documenti di tal tipo. Evidentemente, però, il Consiglio comunale di Gibellina ha delle caratteristiche tali che hanno avuto bisogno di un supplemento di studio e approfondimento. Canone per l’uso della sala Tra le curiosità del nuovo regolamento, la previsione (all’articolo 4) del versamento di un canone di 50 euro per l’utilizzo della sala consiliare, motivato quale «rimborso forfettario delle spese di pulizia ». L’articolo 19 tratta, tra l’altro, della decadenza di un consigliere comunale qualora si assenti senza giustificazione per tre sedute consecutive. Una fattispecie prevista dall’articolo 219 dal Testo unico degli enti locali. Emendamenti, i tempi Chiarezza viene fatta sui tempi per la presentazione degli emendamenti alle delibere: l’articolo 22 prevede che il loro deposito avvenga «almeno due giorni prima della seduta» (limite temporale che decade nel caso delle convocazioni d’urgenza). Gli emendamenti che non richiedono un parere tecnico di ammissibilità o di legittimità possono essere comunque presentati «durante la seduta consiliare ». L’articolo 24 disciplina le interrogazioni, che in passato tanto hanno fatto discutere, con i consiglieri di minoranza che si sono financo rivolti all’Assessorato regionale agli enti locali, per chiedere un intervento ispettivo ritenendo leso il loro diritto di avere una risposta dal sindaco nei tempi fissati dalle norme e dai regolamenti. Rimanendo invariato il tempo entro il quale il sindaco è tenuto a relazionare sui quesiti posti (trenta giorni), vengono disciplinati i tempi per la loro trattazione in aula: per l’illustrazione massimo cinque minuti; idem per la risposta del sindaco; due minuti infine per dichiararsi soddisfatti o meno della risposta ricevuta. I sei componenti Della commissione fanno parte, oltre alla presidente Pace, Angela Zummo, Daniele Balsamo, Francesca Barbiera (tutti designati dalla maggioranza), Maruschka Zummo e Salvatore Tarantolo (in rappresentanza della minoranza). La parolaall’aula Adesso il regolamento dovrà passare al vaglio del Consiglio comunale, che potrebbe emendarlo e quindi, teoricamente, anche stravolgerlo, sconfessando il lavoro fatto dalla commissione. Quasi certamente ciò non avverrà, anche per non vanificare quanto messo a punto. Possibile però che le due consigliere del Psi, Emanuela Renda e Antonina Ienna, non rappresentate in commissione perché staccatesi dal gruppo nel quale erano state elette («La città che vorrei »), vogliano dire la loro e proporre quindi dei ritocchi. A quel punto bisognerà vedere se le forze politiche presenti in commissione (e maggioranza in aula) decideranno di «blindare» il testo e approvarlo così com’è, senza correttivi ulteriori. Già che c’era, la commissione ha inoltre regolamentato le azioni relative al bilancio partecipato.