Triscina, le ruspe ora attendono solo il via

ABUSIVISMO. Pubblicato l’elenco dei primi 85 immobili che dovranno essere abbattuti con priorità. L’ente hachiestoed ottenutounprestitodi tre milioni di euro pergli interventi I proprietari diffidati ad adempiere, ma il Comuneè prontoa sostituirsi a loro. L’elenco, freddo, asettico, è stato pubblicato sull’albo pretorio on line del Comune. È l’ultimo passaggio propedeutico alle demolizioni delle case abusive di Triscina. Si tratta dei primi 85 immobili tra i 170 «non sanabili» perché costruiti in zona con vincolo di inedificabilità assoluta, cioè a meno di 150 metri dalla battigia. Ad elencare le costruzioni da abbattere è una tabella che fa parte integrante di una determina dirigenziale del Settore Lavori pubblici e Territorio del Comune, nella quale tabella sono elencati i nominativi dei proprietari delle case da abbattere, l’ubicazione di queste ultime e i relativi costi di demolizione. Ogni demolizione avrà infattui un costo da un minimo di 17mila euro ad un massimo di 70mila. Proprietari diffidati A farsi carico dell’abbattimento, e quindi dei relativi coneri, dovranno essere i proprietari delle costruzioni abusive, che sono stati quindi diffidati ad adempiere. Qualora questi non dovessero provvedere, sarà l’ente a sostituirsi a loro, pagando la ditta che effettua l’abbattimento ma spedendo poi il conto al proprietario. Nel frattempo, però, il Comune avrà bisogno di soldi. Non avendoli materialmente in cassa, la triade commissariale ha chiesto un mutuo alla Cassa depositi e prestiti. Il prestito erogato dall’Istituto di credito del Ministero dell’Economia è di tre milioni di euro. Si annuncia battaglia Il comitato dei proprietari, che da anni si oppone alle ruspe, nei prossimi giorni terrà una riunione per decidere nuove azioni di lotta. Il portavoce Biagio Sciacchitano nei mesi scorsi ha infatti messo su un tavolo tecnico composto da legali e professionisti che si occupano di urbanistica, per essere da questi supportati nella presentazione di eventuali ricorsi: ciò perché, secondo Sciacchitano, «queste demolizioni sono fondate su illegittimità e violazioni di legge». Tutti i numeri Fino ad oggi a Triscina sono state solo due le case «fuorilegge » abbattute. Oltre alle 170 costruzioni da buttar giù, gran parte dei circa cinquemila immobili realizzati a due passi dalla spiaggia sopravviverà però grazie alle leggi che, negli anni, hanno consentito di sanare complessivamente 1.900 abitazioni. Alle 170 case (di cui due sole sono «prime abitazioni», mentre le altre costituiscono case di villeggiatura estiva), si aggiunge un numero non ancora definito di immobili per i quali l’istanza di sanatoria è stata in passato rigettata, e altri per cui è ancora in corso un procedimento giudiziario a causa dei ricorsi dei proprietari. La lente dei commissari L’abusivismo a Triscina è stato uno degli aspetti posti sotto la lente d’ingrandimento dai componenti della commissione di indagine che ha spulciato gli atti amministrativi degli anni scorsi e che ha poi redatto la relazione che ha portato allo scioglimento, nel giugno dell’anno scorso, degli organi politici del Co-mune. «A Triscina – si leggeva nero su bianco nella relazione – la pianificazione ap-provata dalla precedente am-ministrazione, della quale il sindaco (Errante – ndr) era assessore allo Sviluppo economico, non ha previsto alcun piano attuativo di recupero con il conseguente rilascio indiscriminato di numerose concessioni edilizie, sulla base di un semplice parere legale, in assenza di alcuna verifica degli standard urbanistici. Ciò – secondo la relazione – ha provocato ulteriore gravissimo disordine urbanistico con conseguente incalcolabile danno all’ambiente oltre che all’erario comunale». Poi un passaggio per certi aspetti dirimente sulla strada che ha portato allo scioglimento: «Tra i beneficiari delle concessioni edilizie ritenute non conformi alla normativa, figurano persone vicine ad ambienti della criminalità organizzata ». Inoltre «è stata riscontrata la mancata demolizione degli immobili realizzati in zona di inedificabilità assoluta, ossia entro i 150 metri dalla battigia». Secondo chi ha avuto accesso agli atti, infine, «tra le pratiche inevase anche quella di un parente del latitante Matteo Messina Denaro».