Tari errata? Nel Belice i calcoli sono corretti

TASSE. L’associazione «Codici» minaccia fuoco e fiamme ma prende cantonata. Dicono di difendere i diritti dei consumatori, ma spesso si lanciano in proclami avventati che finiscono solo per ingenerare confusione. Quel che è recentemente successo per la questione delle bollette della Tari è emblematico. Giornali e tv per giorni e giorni hanno rilanciato la notizia degli errori commessi in alcuni grandi città (Genova in primis) relativamente al calcolo della bolletta dei rifiuti, che hanno causato un esborso illegittimo per gli utenti ed ha aperto la strada alle richieste di rimborso. La notizia s’è propalata in men che non si dica, amplificata da chi, per mestiere o per diletto, ama vellicare la pancia dei cittadini, specialmente in tempi di antipolitica imperante. È il caso dell’associazione «Codici », che ha annunciato, in pompa magna, la costituzione di una task-force di esperti che sarebbe stata a disposizione dei cittadini che avessero voluto controllare «ed eventualmente richiedere quanto loro ingiustamente addebitato dai comuni per la Tari dal 2014 ad oggi». «Codici» era andata oltre, prevedendo che i contribuenti avessero versato «quasi il doppio rispetto a quanto dovuto in caso di errori degli enti comunali che sono stati in tutta Italia frequentissimi». Peccato (peccato per «Codici» ovviamente) che questi errori, a detta dell’associazione «frequentissimi », si siano rivelati, nei fatti, «rarissimi». Nel Belice, ad esempio, tutti i comuni hanno calcolato la Tari in modo corretto. I cittadini, quindi, possono stare tranquilli e dormire sonni sereni: hanno pagato il giusto.