Selinunte, il porto è una telenovela

TURISMO. Il vecchio approdo cade a pezzi; per quello nuovo c’è il progetto ma mancano i soldi (36 milioni di euro). Nella località balneare a tenere ancora banco è l’irrisolta questione della posidonia. Nel tentativo di rimuoverla, i mezzi pesanti hanno causato il crollo della banchina. Da grande città del commercio, nel V secolo avanti Cristo, a sventurata località balneare oggi. Selinunte, una delle città più importanti della Sicilia di età greca con i suoi 50mila abitanti, che vantava due porti naturali di notevole valenza economica e militare, è diventata, nell’attuale periodo storico, «culla» di un porticciolo non soltanto inadeguato ma pure abusivo. Sottoposta, come peraltro la città di Castelvetrano, alle novelle delle «strisce» televisive, la baia di Marinella continua a far discutere. A migliorare il porto da un punto di vista estetico e pratico di certo non sono bastate le centinaia di migliaia di euro spese dalle amministrazioni di turno, tormentate da un “male” comune: la posidonia. La nauseabonda pianta, spiaggiata lungo la zona di attracco dei pescherecci, è diventata l’incubo dei dirigenti comunali. Condotte, finestre, leve, non hanno sortito nessun effetto, se non un spasmo economico tanto per le casse comunali – dalle quali è confluito il denaro verso i conti delle ditte appaltatrici – che per i pescatori, tutt’oggi impossibilitati a uscire dal porto con i propri barcherecci. E così, mentre gli uomini si affannano a trovare soluzioni per arginare letteralmente il problema, la posidonia continua a depositarsi assolvendo al ruolo cui è deputata nell’ecosistema marino, ossia evitare (tra le altre funzioni) l’erosione della costa. In pratica, la medesima attività che svolgono oggi i moderni frangiflutti tanto agognati dagli abitanti “abusivi” della vicina Triscina, i quali, però, non soltanto hanno lo sfortuna di avere una casa a meno di 150 metri dal mare, ma non possono godere neppure di questo privilegio naturale che avrebbe potuto ampliare la distanza delle loro abitazioni dal mare. Si calcola infatti che le foglie della posidonia a Selinunte abbiano allungato la costa anche di dieci metri. Alle praterie di posidonia oceanica, erroneamente definite alghe, va anche un altro merito, che è quello di rendere più salubri le acque, cosa non di poco conto nell’area portuale. Lasciando alla natura di fare il suo lavoro, sorge però un altro problema legato alla rimozione di questa preziosa pianta. Così, nel tentativo di portarla via, quest’anno i mezzi pesanti hanno finito con il provocare il crollo della banchina. La causa è imputabile a degli scarichi fognari abusivi che erano sotto di essa, ma anche alla sua precarietà, dovuta, questa, ai lavori effettuati circa due anni fa dal Comune. Lavori che, per facilitare il passaggio di una tubazione per il reflusso delle acque, avrebbero tagliato il molo tranciando le barre di ferro, con ciò determinando l’instabilità della parte esterna della banchina. Avvenuto il danno, il Genio civile, per completare il lavoro, ha così fatto ricorso ad una ruspa galleggiante (auspicando che il fatto non giunga all’orecchio di Salvini), che finalmente ha liberato il porto dall’infestante “alga”. Costo? Appena, si fa per dire, 70mila euro. Ma quanto costa la rimozione della posidonia e il suo conferimento in discarica? Non impelagandoci sulle (seppure importanti) questioni ambientali, il porto, ribattezzato il più «sfigato» d’Italia, in realtà è al centro di un interessante e grandioso progetto che non soltanto eviterebbe questa astrusa problematica, ma darebbe un respiro più ampio alla borgata, anche dal punto di vista turistico. Di questo progetto si parla da anni, ma fino ad oggi i tentativi di trovare le somme per attuarlo si sono rivelati un buco dell’acqua. La somma necessaria è 36 milioni di euro. Il progetto prevede 400 posti barca, di cui 48 per i marinai di Selinunte, 340 per la nautica da diporto, tra cui anche per natanti lunghi fino a 30 metri. Progetto, questo, che darebbe quindi la possibilità di sviluppare, in una zona archeologicamente rinomata, anche il turismo nautico, creando così nuove opportunità di sviluppo commerciale. Nonostante siano passati diversi anni, resta ancora oggi da capire dove trovare il denaro occorrente. C’è però da scommettere che quello del porticciolo di Selinunte si trasformerà nell’ennesimo progetto politico dei candidati di turno alle prossime elezioni amministrative, non appena si tornerà a votare, terminato il periodo di commissariamento, e quindi probabilmente nella primavera del prossimo anno.  Agostina Marchese