Scatta l’Aventino della minoranza consiliare

CONSIGLIO COMUNALE. Contestata la scelta, non condivisa, di tenere la seduta alla Fondazione Orestiadi.  Dopo le proteste, l’assemblea civica è stata rinviata ad altra data. Il presidente Vito Bonanno ha voluto evitare ulteriori polemiche. Un autentico caso politico. Una sorta di «crisi diplomatica» ulteriore nei rapporti sempre tesi tra maggioranza e minoranza consiliare. Tre le motivazioni che hanno portato l’intera opposizione (ad eccezione di Salvatore Tarantolo, da tempo battitore libero) a disertare la seduta consiliare convocata dal presidente Vito Bonanno per il 22 novembre. Motivazioni sintetizzate da un documento diffuso, poco prima della riunione, dai consiglieri del gruppo «La città che vorrei» Nicola Di Girolamo e Maruskha Zummo (non c’era la firma delle due consigliere del Psi Emanuela Renda e Antonina Ienna, ma anche loro erano assenti al momento dell’appello nominale da parte del segretario comunale Lillo Calamia). I tempi ristretti Anzitutto la minoranza ha contestato, come già in passato, la «ristrettezza dei tempi di convocazione della seduta e la scarsa o nulla compartecipazione agli argomenti posti all’ordine del giorno». Secondo Di Girolamo e la Zummo, «la convocazione è giunta nella tarda mattinata del 17 novembre»; una data infelice, a loro dire, perché era un venerdì, fatto che ha comportato «l’impossibilità di reperire gli atti prima del 20» (va però detto che nessuna legge vieta di trasmettere le convocazioni consiliari di venerdì). Conferenza dei capigruppo La seconda contestazione è stata sulla conferenza dei capigruppo, che il presidente Bonanno avrebbe convocato «appena due ore prima del Consiglio». Di Girolamo e la Zummo si chiedono quindi «quale forma di compartecipazione si pensa di instaurare convocando la conferenza a ridosso della seduta. Probabilmente – aggiungono – ci si aspetta una tacita accettazione da parte di questo gruppo su quanto dalla maggioranza deciso». Un lasso di tempo così ristretto, a loro avviso, non è congruo a consentire «di far mutare le decisioni già in nostra assenza assunte. Condizioni, tutte, che a detta dei due consiglieri, «non consentono di lavorare nell’interesse dei cittadini». Una autentica mancanza di rispetto, quindi, per il loro ruolo. Già che c’erano, Di Girolamo e la Zummo hanno voluto ricordare che «in più occasioni questo gruppo, abitualmente presente alle sedute consiliari, ha garantito il numero legale, dando sempre il proprio contributo sia critico che propositivo, sebbene l’aspetto propositivo dei nostri interventi di rado venga colto». La «garanzia del numero legale – mette il dito nella piaga la minoranza – avrebbe dovuto essere assicurata dagli stessi membri della maggioranza, alcuni dei quali, in occasioni importanti quali l’approvazione delle tariffe e del bilancio, si sono fatti attendere, facendo allungare i colli ai presenti, scegliendo di entrare a scaglioni o, peggio, di sostare dinanzi l’aula consiliare senza varcarne la soglia. In quelle occasioni, il senso di responsabilità istituzionale ha spinto questo gruppo a rimanere in aula per consentire il regolare svolgimento della seduta ». La scelta della sede In ultimo, «ma non per ordine di importanza» si sono apprestati a precisare, «il gruppo di minoranza non ha condiviso la scelta della sede per lo svolgimento della seduta», ossia la sala conferenze della Fondazione Orestiadi, al Baglio Di Stefano (proprietà del Comune), dal momento che la sala consiliare, al Municipio, è interessata da lavori. Un «tentativo di mischiare le carte in tavola, di voler confondere volutamente le cose», hanno sottolineato in modo vagamente criptico Di Girolamo e la Zummo. Seduta rinviata Il presidente Bonanno, per evitare ulteriori polemiche, ha quindi proposto, in apertura di seduta, il rinvio della stessa. Proposta accolta all’unanimità.