Il timer che regola i passaggi formali

L’indagine sugli atti amministrativi al Comune di Castelvetrano ha tempi rigorosamente stabiliti dalle norme, nello specifico dal Testo unico degli enti locali. La commissione prefettizia ha tre mesi di tempo (a meno di una proroga di altri tre), dal momento dell’insediamento, per passare al setaccio i provvedimenti adottati dagli organi politici e dai dirigenti del Comune, prima di presentare la sua relazione al prefetto. A quel punto, il rappresentante territoriale del governo, di fronte all’ipotesi di forme di condizionamento, «sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica», ha quarantacinque giorni di tempo per trasmettere le risultanze al ministro dell’Interno. Dopo questo passaggo, il timer si rimette in moto. Se il Viminale riscontra gli estremi, propone, entro tre mesi, al Consiglio dei ministri, la delibera di scioglimento dell’ente «infiltrato» o «condizionato». Al «via libera» di Palazzo Chigi segue il provvedimento del presidente della Repubblica che nomina la commissione straordinaria che dovrà reggere le sorti del Comune per un periodo che va dai dodici ai diciotto mesi. Con una postilla: «in casi eccezionali», recita la norma, la durata del commissariamento può essere prorogata fino a ventiquattro mesi. È quel che successe – in tempi non troppo lontani – a Salemi, che subì l’onta dello scioglimento a fine marzo del 2012. Esattamente cinque anni fa.

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