Salemi. Giovani e anziani insieme per la “Cena di San Giuseppe”

IN FONDO ALL’ARTICOLO, LE FOTO DELL’INIZIATIVA
Durante la kermesse per le festività di San Giuseppe a Salemi, l’associazione Giovani di Salemi e il gruppo Archeologico «Xaipe», si sono impegnati per la realizzazione di una “Cena” in Piazza Santa Maria. L’inesperienza, i sacrifici e il tempo da dedicare per il lungo e minuzioso lavoro non hanno scoraggiato i neofiti. L’obiettivo era lusinghiero e difficile da raggiungere ma subito si è instaurato un clima di stima e collaborazione, di amicizia ed entusiasmo che ha coinvolto anche persone che non facevano parte dei due sodalizi. Questa collaborazione ha permesso di vincere la sfida. Il tanto lavoro, intenso, faticoso, febbrile e i sacrifici per realizzare la struttura e lavorare il tradizionale pane, sono stati ripagati dalla soddisfazione di aver unito anziani e giovani in un clima conviviale allegro e divertente che ha saldato una solida amicizia e dalla gratificazione di essere riusciti ad allestire una bella “Cena di San Giuseppe”.
«L’idea, in piena sinergia con i membri del gruppo archeologico “Xaipe” – dichiara Valentina Gandolfo, presidente dell’Associazione Giovani di Salemi – è stata fin dall’inizio quella di tramandare un complesso di memorie e testimonianze trasmesse da una generazione all’altra che va avanti da secoli. Abbiamo appreso dalle sapienti mani delle donne più esperte le antiche tecniche della lavorazione del pane. Due generazioni messe a confronto – continua Gandolfo – un vero e proprio travalico nel tempo nel quale la “tradizione” non consiste nel conservare le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma, ed è proprio quello che abbiamo cercato di fare per alimentare questo fuoco inestinguibile. Un’occasione di studio e approfondimento di una tradizione molto importante per la nostra città e che fino ad oggi non ci aveva mai interessato».
«E’ stato un piacere collaborare con il gruppo Giovani di Salemi e le loro famiglie per la realizzazione della “Cena” – afferma Leonardo Lombardo, presidente del gruppo archeologico “Xaire” – Mi auguro che questa tradizione possa continuare nel tempo attraverso la trasmissione dei saperi da parte di una generazione all’altra. Perché perdere una tradizione, significa smarrire parte dell’identità di ogni comunità. Ringrazio anche le tante persone che si sono unite con entusiasmo elle nostre associazioni per contribuire a realizzare questi capolavori di pane conosciuti in tutto il mondo».