Ricordato il «padre» del pool antimafia

L’ANNIVERSARIO. Collaborazione tra scuole e Fondazione «Chinnici». A Misilmeri, dove è nato 93 anni fa, è stato ricordato Rocco Chinnici, magistrato barbaramente assassinato dalla mafia con un’autobomba il 29 luglio 1983 assieme ad altri due uomini della scorta e al portiere del palazzo dove abitava, a Palermo. Ad organizzare la manifestazione è stato il Comune di Misilmeri in collaborazione con la Fondazione «Rocco Chinnici» di Partanna. Dopo la deposizione dei fiori nella piazzetta a lui intitolata (dove si trova un busto marmoreo), ha avuto inizio la manifestazione della consegna del premio «Rocco Chinnici», che quest’anno ha coinvolto le scuole della Sicilia occidentale. I sei premi, assegnati da una giuria di qualità, sono stati attribuiti ai tre Istituti scolastici misilmeresi «Landolina», «Guastella» e «Traina », e poi al «Crispi» di Ribera, al «Don Arena » di Sciacca e al Comprensivo «Capuana» di Santa Ninfa. Commovente il monologo dell’artista Anna Graziano dal titolo «Vola libero », che ha rievocato la figura di Felicia Impastato, mamma di Peppino. Per Antonina Triolo, preside del Crispi, «il lavoro di squadra è fondamentale; i ragazzi devono capire che è importante stare insieme soprattutto a questi momenti significativi per sentire il fresco profumo della legalità». Ambrogio Cartosio, procuratore capo del tribunale di Termini Imerese, s’è detto «d’accordo con Gesualdo Bufalino quando sosteneva che la mafia si sconfigge con un esercito di maestri elementari. Quando purtroppo si supera una certa età e non si è acquisita la coscienza e l’esigenza della legalità, forse è troppo tardi per correggersi. Spesso si tende a trasformare i nostri eroi in statue e monumenti commemorativi. Invece Rocco Chinnici era un uomo che traboccava umanità e che credeva profondamente nello Stato e nel rapporto con gli altri esseri umani». Matteo Croce, preside del Landolina, ha sottolineato: «Questa è una giornata di festa, di legalità. La scuola fa male alla mafia semplicemente con la cittadinanza attiva, cioè con l’esercizio di diritti e doveri». Per Carmer Sferlazza, docente dell’Istituto «Arena » di Sciacca, «avere partecipato al premio è stato motivo di grande soddisfazione perché crediamo negli ideali che il grande magistrato ha trasmesso e perché sappiamo quanto lui tenesse a mettere in guardia i giovani dai pericoli della mafia e della droga». Valentino Pietro Sucato