Reduce torna in campo?

Ai più giovani il suo nome probabilmente non dirà nulla. Eppure Giovanni Cascio (nella foto) è stato uno dei protagonisti della politica locale ai tempi della fin troppo vituperata (ed oggi mai abbastanza rimpianta) prima Repubblica. A Castelvetrano, negli anni Settanta e Ottanta soprattutto, il suo nome era immediatamente associato a quello del Partito comunista, di cui è stato un esponente di primo piano. Sindaco dal giugno del 1973 all’agosto del 1974, consigliere comunale per decenni, Cascio s’era per l’ultima volta proposto sulla scena politica nel 2006, quando aveva provato ad ottenere un seggio al Consiglio provinciale nelle file dei Democratici di sinistra. In tempi più recenti, a Castelvetrano aveva lasciato la sua eredità politica al figlio Carlo, che per alcuni anni si è seduto nello scranno che era stato del padre. Recentemente Cascio è balzato agli onori delle cronache politiche per il suo addio al Pd, al quale aveva per la verità aderito in maniera timida, e il passaggio a «Liberi e uguali», che secondo i maligni sarebbe il ritrovo trombonesco della sedicente «nuova sinistra» stretta attorno al presidente del Senato Pietro Grasso e raccogliente diversi reduci ed ex “combattenti” comunisti in giro per l’Italia. Il dubbio degli osservatori più smaliziati, però, è sempre lo stesso: si tratta di reduci con truppe al seguito o di irrilevanti vanagloriosi nostalgici di un passato che fu e mai più ritornerà? Cascio, intanto, spavaldo annuncia: «Le mie dimissioni non saranno solitarie come pensa qualcuno, perché insieme a me altri dirigenti lasceranno il Pd per costruire questo nuovo soggetto politico».