Qualcuno salvi il soldato Bertolino

IL CORSIVO. Perché appello allo Stato e non alla politica locale?.Napoli c’è un’espressione difficilmente traducibile, ma che rende bene il senso: «Chiagne e fotte». A Castelvetrano potrebbe essere utilizzata per molti esponenti politici locali che del piagnisteo hanno fatto ormai uno sport. Sempre lì ad additare le responsabilità altrui, a partire da quelle dello Stato, e mai a vedere le proprie, di responsabilità. Dopo le invettive, nei mesi scorsi, di Ninni Vaccara, per citare uno dei tanti che s’atteggiano a tribuni della plebe, adesso è il turno di un altro ex consigliere comunale, Tommaso Bertolino (nella foto), che è intervenuto con una lunga nota inviata agli organi di stampa. Bertolino parte dalla questione relativa allo scioglimento degli organi politici del Comune. «Nulla da dire mette le mani avanti sulle motivazioni e sui contenuti del provvedimento posto a carico del Comune, ma resta il fatto che lo Stato, quello in cui vorremmo ancora credere, deve fare l’interesse del cittadino e rispondere alle esigenze di sviluppo e di crescita della città». Dove lo Stato non abbia fatto «l’interesse del cittadino », Bertolino prova a spiegarlo: l’ex consigliere aggiunge infatti che «la città ha vissuto e continua a vivere il dramma quotidiano di una perdurante crisi economica che pian piano ha divorato l’intero territorio, al punto da far pensare, a chi la crisi la vive sulla propria pelle, che quelle aziende oggi sottratte alla mafia, davano lavoro, e che da quando lo Stato ne ha assunto il controllo, sono fallite, buttando per strada e nella totale disperazione centinaia di famiglie». Perché, si chiede quindi Bertolino, «non dedicare la giusta attenzione ad una comunità che scivola sempre più verso il degrado sociale e la povertà diffusa?». Segue la ricetta: «È necessario uno Stato che, scevro da condizionamenti politici, venga in soccorso nel processo di qualificazione e di rinascita economico-culturale. Vogliamo, per farla breve, uno Stato che possa restituire, con fatti e azioni concrete, la serenità e la dignità ai tanti ex lavoratori del Gruppo 6 Gdo rimasti senza lavoro e forse senza nessuna speranza». La parola «Stato» viene ripetuta come un mantra salvifico, come se lo Stato non avesse articolazioni di cui tutte le istituzioni, a partire da quelle locali, fanno parte integrante. Ecco perché la stessa foga oratoria, lo stesso appassionato appello, ci piacerebbe che Bertolino lo facesse alla politica locale, perché non c’è Stato che tenga se una comunità non è in grado di autogovernarsi, trovando, lei per prima, gli anticorpi adeguati, a partire dalla selezione, scrupolosa, della sua classe dirigente. Altrimenti il dubbio è che tutto questo appellarsi allo Stato sia solo un modo per deresponsabilizzarsi.