Parti di nonno Cicco

Gran parte della cultura popolare è sempre stata tramandata oralmente grazie alla voce delle generazioni che si sono succedute nel tempo. Oggi che questo collaudatissimo metodo può essere superato dalle moderne tecnologie, consapevole del fatto che quando un popolo non è in grado di trasmettere le proprie tradizioni è ineluttabilmente destinato a perdere la propria entità, ho provato a raccogliere qualche frammento della saggezza e della cultura contadina.
Il mio giovanile intuito di alcuni decenni fa di registrare sul nastro l’incantevole performance declamatoria di mio nonno Cicco e la riconosciuta professionalità musicale di mio cognato Piero Pedone hanno consentito la realizzazione di questo prezioso documento che racchiude una piccola parte dell’immenso patrimonio della nostra cultura popolare altrimenti irrimediabilmente perduto. Una testimonianza che dalla vita di un tempo piena di stenti, ci porta ai nostri giorni fatti di agiatezza e consumismo. E per meglio evidenziare il passaggio dalla povertà, ma anche dalla saggezza contadina di un tempo, agli agi ed alla spensieratezza tecnologica delle nuove generazioni, quasi un piccolo ponte tra epoche completamente differenti, sono state aggiunte, direi quasi innestate, voci più fresche ed attuali come quella di mio figlio Pippo che conclude la registrazione.
Questa testimonianza vuole essere, però, anche un doveroso omaggio alla memoria del mio nonno Francesco di Nicolò, detto Cicco “Stimpa”: contadino dotato di grande intelligenza e di incrollabile tenacia nato il 6 luglio 1895 e, data l’estrema povertà del contesto in cui vide la luce, costretto fin dalla più tenera infanzia a lavorare duramente. Spesso, nel ricordare le sue vicissitudini giovanili, raccontava come i suoi più grandi sogni di bambino fossero stati possedere un paio di scarpe ed accedere al mondo di distruzione. Nel tempo di questi desideri poté realizzarne solo il primo perché frequentare la scuola fu un privilegio che non poté mai permettersi; anche se la sua grande determinazione e la sua sete di sapere lo spinsero ad imparare a leggere e a scrivere, in ogni caso, da autodidatta. Mori, quasi novantenne, il 25 febbraio 1984 dopo una vita vissuta per la famiglia nel lavoro e nell’umiltà.
Gaspare Baudanza

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