Padre Nino Amore, dedito agli orfani

CALATAFIMI. Ricordo di un sacerdote. Si dedicò al restauro della chiesa di San Michele. Padre Nino Amore fu cappellano sacramentale della Chiesa madre e dedicò per 33 anni tutto se stesso alla accurata assistenza ai moribondi cui portò, col Cristo viatico, il conforto paterno. Fu padre affettuoso agli orfani e sollievo perenne a tanti poveri. Direttore infaticabile di diverse congregazioni religiose. Restauratore benemerito della chiesa di San Michele, di cui per moltissimi anni fu rettore zelante. Colpito da morbo fatale, munito dai sacramenti che egli stesso richiese, presago della sua imminente fine si addormentava sereno nel Signore. La sua salma meta di devoto pellegrinaggio, fu portata con devozione dal popolo che commosso pregava per l’anima benedetta. «Il suo corteo fu il finale trionfo della sua pietà e del suo zelo». Questo riporta il santino commemorativo della sua morte. Il 12 agosto 1973 i carristi, che avevano, durante il periodo della seconda guerra mondiale, soggiornato a Calatafimi nella zona Cappuccini, e che avevano trovato in padre Nino Amore un sostegno ed un aiuto in ogni loro bisogno, rilasciavano al fratello Angelo Amore una targa ricordo con l’iscrizione «Alla memoria di don Antonino Amore, gruppo Amici Carristi di Calatafimi, terzo incontro nazionale. Calatafimi, 12 agosto 1973». Un’altra testimonianza del suo apostolato sacerdotale ci rimane in un attestato che il 21 maggio del 1978, nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione, il circolo dell’Azione cattolica «San Silvestro Papa», ritenne rilasciare in suo ricordo. Ed in una memoria storica dell’associazione, pubblicata nella stessa circostanza, si ricorda poi come negli anni 1930-1931, oltre ad una persecuzione latente da parte del regime fascista, nei confronti dell’Azione cattolica, per un’azione fiscale, venne ordinato il pignoramento dei beni del circolo, la cui sede era allora nella via Mazzini: tavoli, sedie, quadri, biblioteca e oggetti di segreteria, che furono venduti all’asta pubblica per un totale di sole lire 35. Il tutto però fu ricomprato dal circolo tramite il sacerdote don Antonino Amore, e fu rimesso al suo posto con l’accortezza però di fissare al suolo e alle pareti tavoli, sedie e biblioteca in modo da evitare ulteriori pignoramenti. Piccole testimonianze, si dirà; ma forse più autentiche e vere testimonianze sulla figura e le opere di questo sacerdote sono nella memoria e nelle parole di chi, per averlo visto, ancora ricorda la sua grande carità verso tutti i poveri e bisognosi che ricorrevano a lui come ad uno che, sull’esempio di Cristo si fece tutto a tutti. Che egli si ricordi nelle sue preghiere di noi, più di quanto abbiamo fatto noi suoi concittadini, di lui. Dalla memoria delle nipoti Caterina, Paola e Vincenza Amore si delinea ancora di più il personaggio di padre Amore. Scriveva lettere ai soldati e li riceveva per conto loro. Il venerdì santo, poiché era rettore del Santissimo Crocifisso, si cibava di un pugno di fave bollite che si faceva cuocere dalle cognate e teneva in tasca. Le giovani nipoti Caterina e Vincenzina, nello recarsi in campagna passavano nei pressi dell’accampamento militare nella zona attuale di via De Amicis, e conosciute come nipoti di padre Nino non subirono mai una molestia dai militari. «Domandava, e dava», domandava a chi aveva per dare a chi era nel bisogno. Fece il corredo ad una ragazza povera che doveva sposarsi. Se le cognate Angelina e Saridda preparavano qualche pietanza per la famiglia, non esitava a dire: «Fanne un poco di più perché so a chi la devo dare». Un ufficiale a cui con insistenza chiedeva un permesso o una licenza per un soldato stanco della sua insistenza si alzo dal tavolo a cui era seduto e gli disse: «Si metta il mio berretto, si sieda e faccia lei». Agostino Gallo

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