Nel nono numero de«L’insonne» gli artisti «interpretano» il caso

La rivista indipendente tra testi letterari e illustrazioni. Il nono numero de «L’insonne », la rivista artistica fondata a Trapani e diretta da Antonella Vella, ha come tema conduttore il «caso». Confermata la scelta del nuovo formato, con la copertina dell’artista trapanese Vincenzo Robino dai volti, dalle teste e dagli occhi duplicati, moltiplicati come i soggetti dell’opera che propone. All’interno, la «vestaglia», nel consueto grigio, ospita l’illustrazione di Angelo Crazyone che vuole essere anche un invito esplicito: «Buy art not cocaine ». Annusa i venti autonomisti che soffiano in Asia, Europa e in casa nostra, l’editoriale del direttore responsabile che prova a raccontare come vanno le cose quaggiù, nel circuito culturale e artistico indipendente. Sul «fuoritema» – rigorosamente in bianco – lo scrittore siracusano Stefano Amato propone un ironico racconto su due ruote della sua estate tra saliscendi e cercocasa. L’off topic ospita anche l’episodio numero due della striscia di fumetto di Iuri Taormima: che racconta della notte ericina del suo personaggio Insonne. Il tematico resta il cuore della rivista. Stavolta, la slot ha decretato che fosse «caso » il concetto chiave. Apre la danze Renato Lo Schiavo con il suo andar affatto a caso nell’immancabile rubrica «Voci dal dizionario delle insensatezza, quotidiane e meno». Tra le novità, la narrazione delicata, e fuori da ogni retorica, che Filippo Messana affida alle pagine della rivista: il suo testimone narrante, un magistrato, si muove nelle stanze prospettiche della memoria e filtra attraverso la sua sensibilità personale e le esperienze di vita vissuta, accadimenti noti (l’assassinio di alcuni colleghi) in un racconto evocativo sulle «necessità inessenziali». La pungente illustrazione di Peppe Zummo pronostica il menu elettorale: la «Cozzata siciliana». La poesia incompleta di Tamura Kafka inchioda il lettore al desiderio e all’eventualità assaporata di un bacio, mentre i versi di Vincenzo Di Stefano giocano a capovolgere il caso: sottile enigma e sottotesto raffinato, il suo. «Finché morte non ci separi» della Vella catapulta chi legge nelle vite da adolescenti usurati di trentenni del nostro tempo, «saccheggiatori di dispense» appesi al filo della precarietà e di esistenze inascoltate. Diego Leandro Genna consegna una poesia che suona come l’atto di ammissione di «chi ruba presente alla sua vita». Suo è anche il naufragio, stavolta in prosa, in un mare che ha il sapore della rinuncia. Danilo Fodale, direttore artistico della rivista, mette davanti a due porte e incastona nel titolo la chiave: «Il caso è l’attuazione di una scelta che non sapevamo di aver preso». Chiudono il numero la poesia di Valeria Campo Tranchida, giocata sul senso dell’appartenere, ai luoghi come a certe dimensioni dell’esistere, e a la calzante illustrazione di Paolo Voto, che muove sul filo dell’ironia la sua riflessione artistica sul tema.