L’utente cornuto e pure mazziato

Gira e rigira siamo sempre lì, all’utente cornuto e puntualmente mazziato. Hai voglia di stilare codici dei diritti del consumatore: alla fine chi soccombe è l’indifeso cittadino. La recente vicenda delle «bollette pazze» dell’Eas è emblematica. Al cospetto di quello che agli occhi di un ignaro contribuente appare come un oscuro Leviatano, non rimane che arrendersi sconfortati. E di questa resa è sintomo evidente quella scelta che porta, molto più frequentemente di quanto si pensi, il cittadino a pagare anche se ha ragione, pur di non avere rogne, pur di non perdere ore, giorni, settimane, dietro un travet, un ufficio; pur di non rimanere “appeso” ad un cartello, impiccato ad un codicillo. Come se il salasso fosse un destino tanto più atroce quanto più irreversibile. Un destino «cinico e baro» (secondo l’abusata espressione saragatiana), al quale la politica spesso contribuisce. Soprattutto quando non riesce a trovare rimedio ai problemi e preferisce rimirarsi l’ombelico piuttosto che armarsi di coraggio e fare scelte se è il caso impopolari. In tal senso, l’esempio della gestione dei rifiuti è paradigmatico: pur di non costruire gli inceneritori (non sia mai), si preferisce spedire la monnezza all’estero, e pazienza per l’aumento dei costi del servizio (almeno del trenta per cento). Tanto, alla fine, l’aumento sarà scaricato sugli incolpevoli comuni, che a loro volta lo faranno pagare agli incolpevoli cittadini con bollette maggiorate. Nel Paese della conservazione strenua (basti pensare alla riforma costituzionale bocciata da un referendum poco più di un anno fa), in cui ogni tentativo di reale semplificazione si risolve in un atto di titanismo, in un falò delle vanità, cercare colpevoli è esercizio sterile. In fondo, domani è un altro giorno, si vedrà… Vincenzo Di Stefano