Libertà di sparare al ladro in casa

Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia ». La citazione di John Ruskin (scrittore inglese dell’Ottocento), dovrebbe rispecchiare in pieno l’idea di “casa” per qualsiasi individuo. Purtroppo i recenti casi di cronaca hanno fatto vacillare tale convinzione in molti cittadini, che non si sentono protetti in casa propria, riportando alla ribalta un tema molto caldo quale è quello della tutela del domicilio. È un problema, questo, che riguarda soprattutto le persone anziane, i più deboli, e coloro che vivono da soli. A questo proposito il Sindacato di polizia penitenziaria ha ridato il via all’iniziativa popolare per la raccolta delle firme (ne servono 500mila), per poter presentare la nuova proposta e modificare l’attuale legge, cercando di tutelare maggiormente la persona a cui è stato violato il domicilio, e procedere invece con pene più dure nei confronti dell’aggressore. La nuova proposta di legge prevede infatti tre punti salienti: l’aumento della pena, da due a sei anni, per violazione di domicilio; nessun risarcimento per chi viene a rubare a casa nostra in caso di difesa; e infine nessun reato e condanna per chi si difende a casa propria da ladri e delinquenti. In realtà già l’anno scorso il movimento Italia dei valori aveva raccolto le firme necessarie, riuscendo addirittura a raggiungere il milione; purtroppo però, come spesso avviene in Italia, tutto s’è arenato. Infatti dopo che la proposta di legge era approdata all’aula di Montecitorio, è ritornata in Commissione Giustizia per ulteriori approfondimenti, ma lì è rimasta ferma per più di dieci mesi. Nel frattempo non sono mancati altri episodi di aggressioni, anche all’interno del nostro territorio. Uno fra tutti, che ha suscitato molto scalpore, è quello riguardante una povera donna di 81 anni, residente a Salemi. Il 18 maggio dell’anno scorso, infatti, un tunisino di 22 anni, intorno alle quattro di notte, si è introdotto nella casa dell’anziana signora (che abitava sola), con il volto coperto, colpendola ripetutamente e provocandole ferite da taglio superficiali in varie parti del corpo, oltre alla frattura di un braccio. Il ladro, che in un primo momento era riuscito a scappare, portando con sé un bottino davvero esiguo (un televisore, pentole e qualche gioiello), è stato poi arrestato nei giorni successivi dalle forze dell’ordine. Questo è solo uno dei tanti casi di aggressione avvenuti nella privata dimora, che hanno portato a chiedere nello specifico la modifica degli articoli 55 e 614 del codice penale. Con la modifica dell’articolo 55, infatti, il disegno di legge intende escludere l’eccesso colposo in legittima difesa, vale a dire legittimare il padrone di casa a poter difendere se stesso e i propri beni, senza subire denunce. Cosa che non è invece accaduta ad un pensionato di 65 anni. Durante l’ennesimo tentativo di rapina nella sua abitazione, infatti, Francesco Sicignano, ha sparato ed ucciso un romeno di 28 anni, che si era introdotto in casa sua. Sicignano, che possedeva legalmente un’arma, per difendere se stesso e la sua famiglia (al momento dell’aggressione infatti il padrone di casa dormiva al terzo piano con la moglie, mentre il figlio e la nuora riposavano al primo piano), dopo aver sentito dei rumori strani, spaventato ha sparato contro la sagoma dell’uomo, che gli stava puntando qualcosa contro. La procura di Monza, dopo aver analizzato i fatti, è passata dall’accusa di eccesso di legittima difesa a quella di omicidio volontario. Per quanto riguarda invece la modifica dell’articolo 614, si chiede l’aumento della pena fino a sei anni per chi commette il reato di violazione di domicilio, ed un ulteriore aumento fino a sette anni nel caso in cui il colpevole sia palesemente armato al momento dell’aggressione. Infine, si intende negare il risarcimento dei danni in caso di lesioni subite dall’aggressore da parte del padrone di casa. Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente odioso, che ha suscitano polemiche asprissime. C’è infatti chi l’ha (non a torto) ritenuta la classica situazione nella quale al danno si aggiunge la beffa. Si consideri pure che, fino ad oggi, chi è stato chiamato a provare la sua innocenza nelle aule di tribunale, ha dovuto farlo a proprie spese, pagandosi l’avvocato.