Le «piroette» di Beninati. Cambiacasacca indefesso

Raffaele Beninati (nella foto) fu eletto ne.l giugno del 2013 nella lista civica «Libertà per Partanna », che appoggiava la candidatura a sindaco di Nicola Catania. Berlusconiano di lungo corso, Beninati era stato per alcuni anni coordinatore locale del Pdl, prima di seguire Angelino Alfano nella diaspora di Ncd. Clamorosa la sua adesione, nell’aprile del 2016, al gruppo «Democratici per Partanna», capeggiato da Santo Corrente e vicino alle posizioni del parlamentare regionale del Pd Paolo Ruggirello (di cui peraltro Beninati è stato consulente all’Ars per «chiamata diretta»). Una adesione che lasciava presagire una sua confluenza nell’area «dem». Poi, altrettanto clamorosamente, pochi mesi dopo, a settembre, l’abbandono di quel gruppo per entrare nei ranghi del «misto». In quella occasione Beninati, quasi ad abiurare qualunque idea progressista, confermò la sua collocazione politica «fedele alle posizioni del centrodestra», formulando inoltre per sé l’auspicio «di poter promuovere una scuola di formazione politica ». Chissà se per insegnare, malignò qualcuno, ai novizi, la nobile arte del trasformismo. Infine qualche settimana fa, dopo le dimissioni da presidente della commissione Bilancio, è arrivata la sua «dichiarazione di indipendenza » da tutti i gruppi presenti in aula consiliare. Beninati ci ha comunque tenuto a precisare che le sue dimissioni sono state protocollate solo dopo l’approvazione del bilancio 2017, «per permettere i regolari lavori della commissione in merito alla espressione del parere sul bilancio di previsione e consentire la sua approvazione in Consiglio, così di fatto permettendo il suo regolare percorso al fine di produrre i suoi effetti giuridici e contabili» (impegni di spesa e pagamenti delle imprese). Un atto di responsabilità, quindi, che Beninati ha voluto rivendicare per sé. Il tutto prima che, rimettendo le sue funzioni «nelle mani del Consiglio comunale», facesse clamorosamente dietrofront, come già Cannia, facendosi rieleggere alla presidenza pochi giorni dopo.