La «rivelazione» che va cercata sotto le scarpe

EDITORIA. Il settimo numero de «L’Insonne» «ha in pancia gli altri sei» e chiude idealmente un ciclo. Il settimo numero de «L’Insonne» (nel riquadro la copertina), la rivista artistica fondata a Trapani e diretta da Antonella Vella, ha come tema «La rivelazione », a conferma che la linea editoriale è stata tracciata con estrema coerenza: giunge, infatti, al termine di un percorso che segna probabilmente la perfetta conclusione di un ciclo. La Vella lo spiega nel suo conditissimo editoriale: «Il settimo ha in pancia tutti gli altri sei». Il «dizionario» di Renato Lo Schiavo (che stavolta tratta la «religione») riesce ogni volta a stupire per l’acume e la profondità, accompagnati da quella leggerezza del tono che lo rende godibilissimo (l’esatto contrario, per intendersi, di quella complessità scambiata per profondità di cui si nutrono molti «cretini cognitivi»). Marco Amico, in «Un giorno speciale», mostra di avere la sensibilità giusta per affrontare temi spinosi: li colloca quasi in una dimensione astratta e questo paradossalmente li rende ancor più concreti. Antonymo, nella sua tavola, usa abilmente l’arma della dissacrazione (da sottolineare l’abilissimo montaggio – molto cinematografico infatti – delle vignette). L’inedito di Nat Scammacca («Io non saprò») è una chicca e la traduzione di Marco Scalabrino è asciutta e precisa come i versi del poeta italo-americano che fu tra i fondatori dell’«Antigruppo». L’illustrazione di Peppe Zummo dimostra che l’artista gibellinese non s’è nutrito (durante la sua formazione) solo di Burri e Schifano, ma ha anche corroborato la sua “dieta” con robusti fumetti. Chiara Putaggio congegna, ne «La bimba che imparò a volare», una fiaba che è una metafora della lotta per il cambiamento e l’affrancamento. Tamura Kafka è la rivelazione del numero: dalla parte dei suoi versi surreali e onirici pare d’essere dalle parti di Lynch. Cloe gioca abilmente con la sinestesia, mentre Valeria Campo Tranchida conferma, nel suo aforisma, la predilezione per certe immagini terragne. Il «dittatore artistico» della rivista, Danilo Fodale, regala ai lettori un vigoroso testo («Il giorno del profeta»); talmente vigoroso da dare l’impressione di travolgere il lettore, come se le pagina fisicamente non riuscisse a contenere tale energia (da notare l’uso molto funzionale – e teatrale – dell’anafora, ad inchiodare – letteralmente quasi – l’attenzione del lettore). La copertina di NemO’s è una sintesi egregia di quell’orrore che si può incontrare nelle pagine di un Matheson o di uno Sclavi, certo debitore di alcuni maestri del fumetto, ma pur sempre felicissimo nella sua versione. Ultima nota per la pulizia grafica di Tony Agueci, che conferma l’assunto virgiliano secondo il quale il massimo dello stile è non far notare lo stile.