La commissione prefettizia accelera l’indagine

Si sta come color che son sospesi. L’immagine del limbo dantesco ben si attaglia alla condizione vissuta in queste settimane convulse dai candidati alle amministrative dell’11 giugno. L’arrivo al palazzo municipale dei commissari prefettizi che stanno passando al setaccio i provvedimenti adottati dagli organi politici e dai dirigenti del Comune in questi ultimi anni, ha come congelato la campagna elettorale, che infatti, dopo i fuochi iniziali, ora vive una fase di incertezza. Il dubbio è sempre lo stesso: riuscirà la commissione di accesso agli atti a terminare i suoi lavori prima che si celebrino le elezioni? In realtà, da quel che trapela dai corridoi di Palazzo Pignatelli, i tre «commissari» inviati dal prefetto stanno lavorando alacremente. E che l’opera di spulciamento degli atti abbia subìto una accelerazione lo confermano testimoni ben addentro alle questioni politiche cittadine. Nervosismo palpabile Il nervosimo è comunque palpabile. E c’è chi, dal nervosismo rischia d’essere vinto. Pochi giorni fa, ad esempio, l’assessore Mimmo Signorello (uomo molto vicino al parlamentare regionale Udc Mimmo Turano) s’è lasciato andare ad uno sfogo in occasione di un incontro privato: «Devono dimostrare che c’è la mafia, me lo devono certificare », ripeteva accalorato. E a chi gli faceva notare che forse sarebbe stato meglio che dopo l’autoscioglimento del Consiglio comunale anche il sindaco Errante si fosse dimesso, Signorello replicava tenace: «Glielo ha chiesto il prefetto di rimanere in carica, lo capite?». In sostanza, secondo la ricostruzione dei fatti operata da Signorello, Errante sarebbe stato pronto a dimettersi dopo l’esplosione fragorosa del caso Giambalvo (il consigliere che inneggiava al boss Matteo Messina Denaro), ma il prefetto Leopoldo Falco (predecessore dell’attuale rappresentante territoriale del governo) lo avrebbe convinto ad andare avanti. La politica stenta Che si voti o no, però, nessuno al momento è in grado di dirlo con sicurezza. E in questo quadro si capisce perché la politica sia in profonda difficoltà: impostare una campagna elettorale complessa quale è quella per le comunali in un contesto siffatto è impresa di non poco conto. Pompeo ci prova Gianni Pompeo, che si ricandida stavolta sotto le insegne del Pd, ha provato, nelle scorse settimane, a dare un segnale di normalità, anche se lui per primo, politico scafato qual è, si rende perfettamente conto della difficoltà contingente. Il fatto è che molti appaiono già rassegnati allo scioglimento. La commissione prefettizia viene vissuta come una spada di Damocle che pende sulla testa della politica cittadina. Una spada pronta a calare da un momento all’altro per tagliare quella testa. Non devono quindi stupire le dichiarazioni di alcuni protagonisti delle vicende politiche cittadine, che nelle scorse settimane hanno detto apertamente che sì, insomma, se arrivasse lo scioglimento e il relativo commissariamento, in fin dei conti non sarebbe così male, perché magari – questo il ragionamento tra le righe – si potrebbe azzerare tutto per poi ripartire. Ma c’è pure chi, memore delle esperienze commissariali nei comuni vicini (Salemi e Campobello di Mazara), vede il commissariamento degli organi politici come una autentica iattura. Questi ultimi fanno una valutazione: per loro, infatti, il peggiore tra i sindaci è sempre migliore del migliore tra i commissari straordinari. Un ragionamento paradossale, si dirà, ma che trova parecchi sostenitori. Anche tra i meno sospettabili di contiguità con ambienti poco raccomandabili.