Incubo crack, disavanzo di un milione di euro

Con quasi un anno di ritardo (la scadenza per l’approvazione da parte del Consiglio comunale era fissata al 30 aprile 2017), la Giunta municipale ha trasmesso all’aula lo schema di rendiconto relativo all’esercizio finanziario del 2016. I ritardi nella predisposizione delle delibere di programmazione economica, d’altronde, a Gibellina sono ormai una consuetudine: basti pensare al varo dei bilanci di previsione a fine anno, quando ormai le spese sono state tutte effettuate, quantomeno quelle obbligatorie per legge, come gli stipendi dei dipendenti e quelle finalizzate ad evitare danni all’ente o pericoli per l’incolumità pubblica. Nel 2015, addirittura, dopo oltre un anno di vana attesa e varie diffide da parte del commissario ad acta inviato dall’Assessorato regionale agli enti locali, il Consiglio comunale non approvò lo strumento finanziario e fu per questo motivo sciolto d’imperio dalla Regione. Alle carenze di natura politica, si sono sommate quelle tecniche, prevalentemente per via dei pensionamenti che hanno progressivamente svuotato il settore finanziario del Comune. Torna il rischio crack Le casse dell’ente, però, non sono al sicuro, come aveva già annunciato, in una delle sedute consiliari di fine anno, il segretario comunale Lillo Calamia. In quella occasione, Calamia aveva avvertito l’aula che esisteva il rischio concreto di una minore entrata di circa 100mila euro. Il segretario aveva poi precisato di non sapere se tale squilibrio potesse essere riassorbito «da eventuali maggiori entrate o da minori spese previste in bilancio». Preludendo quindi ad una manovra straordinaria di messa in sicurezza dei conti: o con una serie di tagli (ulteriori) ai servizi o con l’aumento (ulteriore) della tassazione. Era stato il revisore dei conti Giovan Racalbuto, nel parere sul bilancio di previsione 2017, di fronte ad una previsione di entrate per circa 485.000 euro derivanti dall’attività di accertamento dei tributi comunali, a prescrivere al Servizio finanziario dell’ente di procedere ad una verifica degli equilibri di bilancio. A fine anno, il responsabile del settore contabile aveva quindi comunicato che, relativamente all’attività di accertamento dei tributi, erano stati emessi avvisi di accertamento per un importo complessivo di circa 380.000 euro. Ossia 100mila in meno di quanto preventivato. Il disavanzo accertato Adesso, dati del consuntivo alla mano, la condizione finanziaria deficitaria emerge in tutta la sua gravità. Il rendiconto si è infatto chiuso con un disavanzo di 819.939 euro. Lo squilibrio aggiuntivo per il 2016 è stato di 345.885 euro. Aggiuntivo perché già i precedenti consuntivi, quelli del 2014 e del 2015, si erano chiusi con il segno negativo. Cosa peggiora i conti? A peggiorare i conti, già malmessi, dell’ente, sono stati l’entità del cosiddetto «Fondo crediti di dubbia esigibilità» (a garanzia dei tributi che il Comune non è riuscito ad esigere), che è stato impinguato come richiesto prudenzialmente dalle nuove norme in materia finanziaria, e «l’emersione – si legge nella delibera – di ulteriori debiti fuori bilancio privi di copertura finanziaria». Il fondo di garanzia per i crediti non riscossi (1.851.511 euro), quello per i rischi del contenzioso (174.554), a cui si aggiungono gli accantonamenti prudenziali (ad esempio per le perdite della società partecipata «Belice Ambiente ») e gli altri vincoli di natura finanziaria, finiscono per «mangiarsi» l’intero avanzo di amministrazione, anzi causano, appunto, uno squilibrio consistente, calcolato in poco più di un milione di euro (1.090.113 per la precisione).