Il corsivo. «Chiagne e fotte» È il trionfo del vittimismo

Un piagnisteo continuo. Una lagna complottista e paranoide avvilente. Che fa sorgere il sospetto che questo berciare puerile sia solo una farsa: «chiagne e fotte», per dirla alla napoletana. Le case abusive di Triscina stanno per essere abbattute? È un complotto. Le casse del Comune sono a secco perché l’evasione e l’elusione tributaria sono a livelli record? È un complotto. Chiude i battenti un’attività che non paga i canoni di locazione? È un complotto. Qualunque cosa accada in città la colpa è sempre degli altri. Dello Stato, dei commissari, delle istituzioni. Mai una ammissione di responsabilità. Men che meno una assunzione di responsabilità. Castelvetrano vive una delle fasi più complicate della sua storia. Eppure quasi nessuno (ci sono ovviamente le lodevolissime eccezioni) che dica, chiaramente, apertamente, che la città se l’è meritata. Che la comunità non è migliore dei suoi amministratori, né lo è stata. Che nella terra che ha dato i natali al superboss latitante Matteo Messina Denaro ci sono sì tantissimi onesti e tantissime persone civili e perbene, ma c’è anche una illegalità diffusa e, soprattutto, una dilagante cultura paramafiosa come in pochi altri luoghi è riscontrabile. Ecco perché qualunque «ripartenza» che non tenga conto di ciò è destinata a risolversi in una nuova sconfitta. Il commissariamento è, paradossalmente, un’opportunità. Anzitutto per la politica locale, se questa sarà in grado di selezionare con scrupolo una nuova classe dirigente (e non «digerente », come spesso avviene nelle comunità dove vige il più sfrenato familismo amorale), che lasci fuori certi imbarazzanti figuri del passato, compromessi non con la criminalità, ma con la cultura giuridica, storica, civile. Sono quegli imbarazzanti esponenti, che per primi, quando esplose il caso Giambalvo, si lasciarano andare a isterie colleriche davanti alle prime telecamere giunte in città (erano quelle delle «Iene»). Ecco, lì, in quel preciso momento, è iniziata la discesa agli inferi dell’intera città.