Il Consiglio ricorda il terremoto del 1968

L’ANNIVERSARIO. Seduta dedicata al cinquantenario del sisma. Giudizio unanime: «Lo sviluppo deve partire dal basso». Lombardino: «Il sisma haportatodistruzione, masiamoentrati nella modernità» Il coordinatore dei sindaci Catania: «Nonsiamounpopoloche si piangeaddosso». Una seduta commemorativa: il 15 gennaio il Consiglio comunale s’è appositamente riunito per ricordare, nel cinquantesimo anniversario, il terribile terremoto del 1968. «Ci è sembrato opportuno – ha precisato il presidente Vincenzo Di Stefano – chiudere le manifestazioni organizzate per rievocare il sisma, con un momento formale e istituzionale che fosse, nel solco della linea tracciata dal coordinamento dei sindaci del Belice, non una sterile commemorazione, ma l’occasione per riflettere sul destino delle nostre comunità ». Di Stefano ha lodato «l’impegno degli amministratori dell’epoca, che si sono trovati ad affrontare un’emergenza imparagonabile con quelle che gli amministratori di oggi sono chiamati a risolvere ». Alla seduta è stato invitato il coordinatore dei sindaci della Valle, Nicola Catania, che ha spiegato le ragioni per le quali le manifestazioni di quest’anno avevano come tema la bellezza: «Abbiamo pensato – ha detto il coordinatore – che era opportuno rivoltare il cliché che spesso è stato utilizzato per descrivere il Belice, quello di un territorio che si piange addosso». Catania ha informato l’aula delle richieste avanzate, il giorno prima, a Partanna, al presidente della Repubblica Mattarella: «Allo Stato chiediamo solo di essere messi nelle stesse condizioni degli altri territori per potere competere lealmente nell’accesso ai programmi di finanziamento per le aree marginali e periferiche». Poi un riferimento alla nuova pianificazione «dal basso» con il consorzio tra comuni «Gal Valle del Belice»: «Uno strumento che mette assieme enti locali, aziende, cooperative e associazioni». Uno strumento, il «Gal», come ha sottolineato il capogruppo di maggioranza, Rosario Pellicane, che consente di riscoprire quella idea di programmazione non calata dall’alto, «che fu di questo territorio già prima del sisma», quando gli amministratori belicini, nei primi anni Sessanta, avevano cominciato a discutere di come provare ad uscire dal sottosviluppo. «Il Belice – ha aggiunto Pellicane – è un territorio ricco di risorse naturali e ambientali, di eccellenze gastronomiche, ricco di attività, di cultura e di arte: da lì bisogna ripartire». Il capo del gruppo misto, Rosaria Pipitone, ha evidenziato che «si è pensato a ricostruire le case, ma non si è mai pensato allo sviluppo socio-economico. Ecco perché – ha aggiunto –, una volta terminata la ricostruzione, si è fermata l’economia. E ciò nonostante a Santa Ninfa, grazie all’intraprendenza dei suoi imprenditori, ci sia stato uno sviluppo intenso delle imprese ». Il sindaco Giuseppe Lombardino, il cui intervento ha chiuso il dibattito, s’è mosso sulla scia tracciata, una ventina d’anni fa, dal sociologo Michele Rostan, dando del terremoto una lettura diversa: il sisma come fattore di modernizzazione. «Il terremoto – secondo del sindaco – ha sì portato lutti e distruzione, ma ci ha fatto fare un passo deciso in avanti». Lombardino ha aggiunto che «è inutile aspettare che dall’alto ci arrivi un Piano di sviluppo, perché non arriverà mai: dobbiamo invece essere noi a sbracciarci e a darci da fare per agganciare le linee di finanziamento esistenti». Il primo cittadino ha poi annunciato che «gli appuntamenti per il cinquantesimo anniversario non finiscono stasera, perché l’intenzione è quella di stilare un calendario che copra l’intero anno, un anno speciale, particolare». Per questa ragione sarà ad esempio restaurato il vecchio orologio del Municipio «e collocato nuovamente in piazza Libertà», mentre il 9 maggio la quinta tappa del Giro d’Italia giungerà a Santa Ninfa proprio per ricordare l’anniversario del sisma.