Il Consiglio certifica il «buco» nei conti dell’ente

Il sindaco Sutera dà la colpa ai predecessori e annuncia «sacrifici». Scontato un programma di tagli per risparmiare ed evitare il crack. Il disavanzo è certificato. Il Consiglio comunale, nell’approvare la delibera sul rendiconto 2016, ha preso atto che il consuntivo s’è chiuso con un ulteriore segno meno: 819.939 euro. Che, aggiunto allo squilibrio degli anni precedenti, porta a 1.090.113 euro il disavanzo complessivo dell’ente. Un disavanzo che costituisce un pesante fardello sul capo dell’ente, che si vedrà sempre più costretto a fare tagli alla spesa per tentare di riequilibrare i conti. Ritardi su ritardi Con un anno di ritardo (la scadenza per l’approvazione da parte del Consiglio comunale era infatti fissata al 30 aprile 2017), l’aula ha quindi potuto esaminare lo schema di rendiconto del 2016. I ritardi nella predisposizione delle delibere di natura finanziaria, d’altronde, a Gibellina sono ormai una consuetudine: basti pensare al varo dei bilanci di previsione a fine anno, quando ormai le spese sono state tutte effettuate, quantomeno quelle obbligatorie per legge e quelle finalizzate ad evitare danni all’ente o pericoli per l’incolumità pubblica. Nel 2015, addirittura, dopo oltre un anno di vana attesa e varie diffide da parte del commissario ad acta inviato dall’Assessorato regionale agli enti locali, il Consiglio comunale non approvò lo strumento finanziario e fu per ciò sciolto d’imperio dalla Regione. La paura del crack Dai dati del consuntivo, la condizione economica deficitaria emerge in tutta la sua gravità. Lo squilibrio aggiuntivo per il 2016 è stato di 345.885 euro. Aggiuntivo perché già i precedenti consuntivi, quelli del 2014 e del 2015, si erano chiusi con il segno negativo. A peggiorare i conti, già malmessi, dell’ente, sono stati l’entità del cosiddetto «Fondo crediti di dubbia esigibilità» (a garanzia dei tributi che il Comune non è riuscito ad esigere), che è stato impinguato come richiesto prudenzialmente dalle nuove norme in materia finanziaria, e l’emersione di ulteriori debiti fuori bilancio privi di copertura finanziaria. Il fondo di garanzia per i crediti non riscossi (1.851.511 euro), quello per i rischi del contenzioso (174.554), a cui si aggiungono gli accantonamenti prudenziali (ad esempio per le perdite della società partecipata «Belice Ambiente ») e gli altri vincoli contabili, si sono peraltro «mangiati » l’intero avanzo di amministrazione. Risultato, uno squilibrio consistente di poco più di un milione di euro (1.090.113 per la precisione). La spesa «congelata» Come ha chiarito in aula il segretario comunale Lillo Calamia, «subito dopo l’approvazione in Giunta dello schema di rendiconto dal quale è emerso il disavanzo, è stata adottata una direttiva indirizzata ai responsabili dei settori dell’ente con la quale gli stessi sono stati invitati ad adottare determinazioni di impegno soltanto per quelle spese il cui mancato sostenimento arrecasse danni gravi e certi all’ente». Ne consegue che la spesa è stata pressoché «congelata». Una azione che avrà refluenze immediate e di cui dovrà tenersi conto nel bilancio di previsione per l’anno in corso, il cui termine di approvazione, peraltro, è scaduto il 31 marzo. La posizione di Sutera In aula, il sindaco Salvatore Sutera s’è ascritto il merito di aver impedito un disavanzo maggiore: «Grazie alla nostra oculatezza – ha detto –, abbiamo risparmiato 435mila euro con la riduzione di molte spese». Il primo cittadino ha poi sottolineato che «il Comune si trova in queste condizioni finanziarie perché la precedente amministrazione non si è preoccupata delle entrate e non è stata capace di riscuotere i crediti», ammettendo candidamente che il disavanzo comporterà «sacrifici per la città» e che potrà «provocare qualche difficoltà nella funzionalità dei servizi».