Il «caos» in tutte le sue (possibili) declinazioni

EDITORIA. L’ottavo numero dell’originale rivista artistica «L’Insonne» si fa letteralmente in tre. Per inaugurare il secondo ciclo de «L’Insonne», la rivista artistica fondata a Trapani e diretta da Antonella Vella, la redazione non s’è risparmiata. Nuova grafica, doppia copertina, tema e fuori-tema con un racconto e una striscia fumettistica per l’ottavo numero che s’è fatto letteralmente in tre: tante sono infatti le parti che lo compongono. L’antipasto è la “vestaglia” con la copertina esterna, realizzata da Fabio Maggio, l’editoriale a cui si affida il senso del cambiamento e un’illustrazione opera di Sulfuria Comaviba. Sollevati i lembi della “vestaglia”, ci si imbatte nel «fuori- tema»: otto pagine da outsider, sganciate dal concetto chiave della svista, che costituiscono la novità di questo numero, con un raffinato e al contempo crudo racconto “migrante” di Antonella Vella, che fissa lo sguardo sui viaggi-deportazione, e una nuova poesia inedita di Nat Scammacca, tradotta da Marco Scalabrino, che catapulta il lettore in una dimensione informe a cui la sensibilità artistica dà corpo. Il retro del «fuori-tema» ospita invece la prima puntata di un graphic novel che ha come protagonista l’insonne, ideato e realizzato dal genio artistico di Iuri Taormina. Tra la “vestaglia” e il «fuori-tema», il piatto forte: la tradizionale rivista, stavolta su carta senape. A inaugurare il nuovo ciclo tematico è il «caos», a cui è dedicata l’opera in copertina (nel riquadro) di Maggio, già sbirciata sulla “vestaglia”: una rivisitazione del mito pelasgico della creazione. In apertura l’opinione di Bruno Mastroianni, imbastita sui doppi necessari, ordine e caos. La rubrica «Voci dal dizionario delle insensatezze, quotidiane e meno», di Renato Lo Schiavo, si addentra in un campo minato e consegna un’analisi linguistica, letteraria e sociale sulla donna. Vincenzo Di Stefano appende un ricordo a delicati versi, mulinati da un «favonio impetuoso». Enrico Cattani penetra nel precario equilibrio dei rapporti madre-figlio, fra aspettative e autenticità, e rivendica il coraggio di una scelta che afferma un nuovo ordine. Scelgono il linguaggio della poesia Valeria Campo Tranchida e Diego Leandro Genna: la prima scioglie il dilemma del viaggiatore, di quel «tornare che non è mai un tornare»; il secondo porta il lettore dentro gli odierni labirinti di Cnosso. Manfredi Messana congegna la «confettura di un concetto», che vede protagonista un insolito trampoliere alle prese con l’indecifrato. Torna a scrivere l’A.nonimo Insonne, con un testo che è una vera ricerca musicale. Il «dittatore artistico » della rivista, Danilo Fodale, inchioda il lettore ad una scacchiera. È ricerca, anche la sua, di un (dis)ordine che ha un suo ordine: impossibile non seguirlo fino all’ultima mossa. È il «Golgota del caos» quello su cui conduce Tamura Kafka: nel suo «abisso delle croci» si recita il credo degli «io sono». Menzione a parte meritano gli illustratori: l’artista palermitana Montone- PecorAgnello (che ha realizzato una deliziosa tavola sul motore immobile) e gli artisti trapanesi Lilian Russo e Alessandro Gandolfo.