I riflettori del mondo sul Belice

L’EVENTO. Il 9 maggio la quinta tappa del Giro d’Italia ha attraversato i centri della Valle ed è arrivata a Santa Ninfa. Sono stati 153 i chilometri percorsi dai corridori del Giro d’Italia, una delle tre corse a tappe più importanti al mondo (insieme al Tour de France e alla Vuelta de Espana), che ha scelto proprio la Valle del Belice come parte conclusiva della quinta frazione della gara ciclistica. Il pretesto è stato l’anno del cinquantesimo anniversario del terribile sisma che nel 1968 causò la morte di più di 300 persone, mille feriti e 70mila sfollati. Il Giro d’Italia ha voluto così onorare i territori maggiormente colpiti da quel tragico evento, spesso dimenticato dai più. È passato quasi un anno da quando le prime voci su un possibile passaggio del Giro da Santa Ninfa cominciarono a circolare, ma la conferma arrivò ben presto. Il 29 novembre, infatti, a Milano in occasione della presentazione del Giro 2018 avvenne l’ufficializzazione. Mai Santa Ninfa, e soprattutto mai una città della provincia di Trapani era stata il traguardo di una tappa, e per questo motivo, proprio in questo territorio acquisisce ancor più importanza. Il progetto, fortemente voluto dalla società «Dpv» (azienda torinese sponsor del Giro, che ha ai suoi vertici un imprenditore di origini santaninfesi, Angelo Pirrello), è stato appoggiato dal Comune di Santa Ninfa e dalle amministrazioni dei centri limitrofi, interessati anch’essi dal passaggio del Giro. Finalmente, dopo mesi di preparativi, il giorno fatidico è arrivato, ed ha trascinato con sé tutta la gioia che un evento sportivo di questa rilevanza può portare. Già al momento della partenza della carovana, avvenuta alle 13,15 in piazza Vittorio Emanuele ad Agrigento, l’atmosfera nei comuni del Belice si è fatta elettrizzante. Una volta attraversata Menfi, si è entrati di fatto nel cuore della Valle del Belice. Dopo aver superato la provinciale Misilmeri e il feudo Arancio, la carovana ha proseguito il proprio percorso per Santa Margherita e Montevago, per giungere poi al primo traguardo di giornata (si aggiudicava il gran premio della montagna), a Partanna, la città del Grifeo. A pochi chilometri, dopo aver attraversato Salaparuta e Poggioreale nuova, ecco uno dei tratti più significativi per le ferite indelebili lasciate dal quel terribile sisma, dalla furia violenta della natura, ossia i ruderi di Poggioreale. Denominata ormai la «città fantasma», Poggioreale è diventata una delle location più suggestive, affascinanti e ricche di memoria di tutta la Sicilia. Ultimo importante passaggio, prima di raggiungere la meta, è rappresentato da un altro dei luoghi simboli della Valle, il Cretto, “sorto” sulle ceneri della vecchia Gibellina. La voglia di rinascita trovò forza nell’idea del sindaco Ludovico Corrao, che intravide nell’arte la chiave di volta per porre le basi del riscatto. Tra i numerosi artisti che “risposero” alla sua chiamata vi fu anche Alberto Burri, che diede vita al Cretto. Da Sciacca a Poggioreale a Salaparuta, febbricitanti cittadini si sono “accalcati” nelle zone del passaggio, speranzosi di poter vedere, anche solo per qualche secondo, i corridori, e man mano che si avvicinavano al traguardo, l’euforia aumentava sempre più. Il rosa (colore tipico del Giro e della «Gazzetta dello sport», quotidiano che organizza la corsa dal momento della sua istituzione) si vede ovunque, dalle magliette ai cappellini, ai palloncini sui balconi delle case, a tutti i vari tipi di ornamenti ideati per l’occasione: è un autentico tripudio di rosa. Giornalisti, fotografi, videoreporter (provenienti da tutto il mondo), comuni cittadini, trepidanti, aspettano i 218 ciclisti che taglieranno la linea del traguardo, posta sul viale Piersanti Mattarella. Il vincitore della tappa (serve per gli annali) è l’italiano Enrico Battaglin; la maglia rosa rimane invece all’australiano Rohan Dennis. Sono stati 198 i paesi collegati in diretta televisiva. Oltre 150 i giornalisti al seguito. La quinta tappa, da Agrigento a Santa Ninfa, peraltro, è stata quella con il maggior numero di giornalisti (circa 200) e testate accreditate (un centinaio). La Valle del Belice, per un giorno, è stata al centro del mondo (e non per circostanze negative). Il Giro d’Italia, quindi, oltre che portare con sé i valori positivi dello sport, è stata una splendida vetrina per il territorio, dando risalto ai prodotti tipici, alle sue eccellenze. Adesso bisogna lavorare per non disperdere questo patrimonio.