Gibellina. «Scintille» in aula tra Sutera e Tarantolo

Salvatore Sutera, sindaco di Gibellina, solitamente felpato, non se l’è tenuta e, di fronte a quella che ha considerato l’ennesima sortita strumentale di Salvatore Tarantolo, è sbottato: «Lei è un populista – ha detto all’indirizzo del consigliere – che s’è peraltro girato tutto l’arco costituzionale». Come a dire che da un voltagabbana non accetta lezioni. Tarantolo è infatti noto per aver cambiato casacca con la stessa frequenza con cui, in estate, si cambiano le magliette sudate. È passato dal Pdl a Grande Sud, dal Partito democratico ad Area popolare, transitando per «Sicilia futura» (con cui si è candidato alle regionali del 2017) e approdare infine alla Lega, con la quale però avrebbe rotto dopo che – sussurrano i maligni – non è stato messo in lista per le elezioni europee. Negli ultimi mesi, come peraltro raccontato da questo giornale, Tarantolo s’è contraddistinto per una serie di proposte improntate al populismo più puro. È financo arrivato a suggerire, alla fine dell’anno scorso, una sorta di sussidio per i poveri ben prima che s’incardinasse il «reddito di cittadinanza». Peccato che i soldi che voleva utilizzare per tale sostegno fossero quelli del «bilancio partecipato», e peccato che le norme non prevedessero tecnicamente ciò che Tarantolo proponeva. Ma lui, indomito, impavido e senza alcun rossore, è andato avanti convinto delle sue ragioni. Il che ha fatto sorgere il dubbio – ai più smaliziati – se in lui fosse prevalente l’ingenuità politica o il calcolato cinismo. Il climax di questa tendenza demagogica, Tarantolo l’ha però raggiunto nell’ultima seduta consiliare, quella del 26 marzo, nella quale ha sottoposto all’esame dell’aula due mozioni: una per destinare le somme delle indennità alla riqualificazione di piazza Falcone-Borsellino, e l’altra per la stabilizzazione degli «Asu», i precari dell’ente che prestano servizio in cambio di un sussidio. Il tutto anticipato da generiche accuse, rivolte a Sutera, di gestione clientelare e da altrettanto generiche illazioni sulla sottomissione del sindaco a non specificati «poteri economici forti» (che è poi l’accusa lasca di tutti i populisti). Sutera l’ha quindi apertamente sfidato, chiedendogli quali fossero questi «poteri economici forti» e minacciando che, alla prossima accusa di clientelismo, non ci sarebbe più passato sopra ma avrebbe intrapreso le vie legali. Tarantolo ha quindi abbozzato una replica, sostenendo che «il sindaco non ama il contraddittorio», ma s’è ritrovato solo, dal momento che le sue mozioni sono state affossate con un voto unanime anche dagli altri oppositori del sindaco. E a tirargli l’ultima bordata è stato un consigliere negli ultimi tempi non tenero con Sutera: il decano d’aula Nino Plaia. Il quale, sulla stessa lunghezza d’onda del primo cittadino, ha bollato come populistiche le mozioni. Tarantolo ha quindi taciuto. Ma una volta a casa s’è sfogato con un lungo (e sgrammaticato) post sul più popolare (e populistico) dei social-network: «Sono orgoglioso – ha rivendicato – di essere populista». Non sciogliendo, in questo modo, il dubbio se in lui prevalga, appunto, l’ingenuità politica o il calcolato cinismo. [v.d.s.]