Elezioni, è una valanga a cinquestelle

POLITICHE. Anche in provincia di Trapani i pentastellati fanno il pieno di consensi ed eleggono tre parlamentari. Percentuali «bulgare» per il M5s. Avanzata della Lega, Forza Italia invece fa fatica. Crollo per il Pd a trazione renziana: mugugni e mal di pancia tra i dirigenti locali.

Igiocatori si dispongono attorno al tavolo: è il 4 marzo, il senso di gioco è antiorario. Sono ore concitate, ogni giocatore spera di battere l’avversario, l’ambizione è la soglia del 40 per cento. La partita è complessa. Sul tavolo da gioco i player battono le dita. Uno sguardo cagnesco reciproco accentua la sfida. Attorno al tavolo, i «pentastellati», la Lega di Salvini, Forza Italia del redivivo Berlusconi, «Fratelli d’Italia», e poi ancora i «Liberi e uguali» e il Partito democratico. Ai lati del tavolo, a destra «Casapound», a sinistra «Potere al popolo». Le schede elettorali vengono distribuite, sono ormai le 6 del mattino e i cinquestelle gridano vittoria, facendo cappotto. È en plein! Scattano tutti i seggi nei collegi uninomimali del Meridione. Percentuali «bulgare» quelle ottenute dal Movimento 5 stelle in Sicilia e, quindi, anche in provincia di Trapani, dove i «pentastellati » sfondano sbaragliando qualsiasi concorrenza. Un risultato che lascia le briciole agli altri partiti, ridotti a percentuali lontanissime da quelle del M5s, specialmente per il Partito democratico, uscito con le ossa rotte dopo che solo pochi mesi fa, il 5 novembre, aveva raggiunto il 20 per cento alle elezioni regionali. Proprio nel Pd, i «mal di pancia» erano iniziati già nella fase di preparazione e poi di presentazione delle liste, in occasione della quale, con candidati che la segreteria nazionale aveva “paracadutato” a Trapani, il territorio non era stato tenuto in alcun conto, mortificando così i dirigenti locali «dem». Dirigenti locali che ora affilano i coltelli, pronti a farla pagare all’ormai ex segretario Matteo Renzi e al «cerchio magico» di fedelissimi, a partire dal suo luogotenente siculo Davide Faraone. La composizione delle liste in casa dem ha peraltro ingenerato il sospetto che i dirigenti locali democratici si siano volutamente disimpegnati in campagna elettorale. Una situazione inoltre aggravata dalla mancanza del voto di preferenza, che ha comportato un ulteriore smottamento nella base elettorale «dem»: un partito come il Pd, sottolineano gli osservatori più attenti, che ha un nutrito numero di amministratori locali, avrebbe infatti tratto vantaggio dal voto di preferenza, che avrebbe costretto alla mobilitazione i suoi dirigenti. Invece è finita che la nuova, contorta, legge elettorale, ha punito chi l’aveva creata e votata e favorito chi l’aveva osteggiata. Sono i paradossi della politica. Non è possibile fare un’analisi precisa del voto in provincia di Trapani poiché il territorio è stato diviso e accorpato in due macro-collegi: la parte settentrionale del trapanese è stata unita con parte della provincia di Palermo, mentre la zona meridionale del territorio, con le città dell’agrigentino. Dalla provincia di Trapani escono comunque tre parlamentari, tutti e tre «pentastellati»: si tratta dell’alcamese Antonio Lombardo (eletto alla Camera dei deputati), della mazarese Vita Martinciglio (alla Camera anch’essa) e della partannese (ma eletta nel collegio Trapani- Marsala) Piera Aiello (Camera). Un altro trapanese è stato riconfermato in Parlamento: si tratta del senatore anch’egli «pentastellato» Maurizio Santangelo, che era candidato nel macro-collegio della Sicilia occidentale. Se i cinquestelle in Sicilia hanno sfiorato 50 per cento, grazie anche al lavoro svolto dai parlamentari regionali del movimento, un risultato inaspettato è stato quello della Lega di Salvini, che nel Belice, ad esempio, ha ottenuto quasi duemila voti. Un messaggio chiaro quello del Meridione, stanco delle mancate promesse e dei furti di una classe dirigente lontana dai cittadini che, come ha notato Pino Aprile, con espressione colorita, «si sono rotti i coglioni». Quale sarà l’asse su cui si fomerà il nuovo governo non è ancora chiaro, dal momento che nessuno ha la maggioranza. La salvezza, per chi ancora crede ai valori del proprio storico partito, sta probabilmente nell’abbandono di un vecchio modo di fare politica. Intanto, per la prima volta nella storia repubblicana, la provincia non avrà rappresentanti in Parlmanento espressione dei partiti tradizionali sia di destra che, soprattutto, di sinistra. Non ha convinto peraltro «Liberi e uguali» dell’ex presidente del Senato Grasso, percepito come vicino al Pd e radicalchic, quindi lontano dai bisogni del «popolo». Agostina Marchese