Demolizioni a Triscina, colpo agli abusivi

Riusciranno le demolizioni a rimuovere il familismo amorale? È questa una delle questioni che più si legano agli abbattimenti di Triscina, dove il 3 dicembre, in via 125, è stato dato il primo colpo di ruspa ad una delle tante abitazioni abusive. Ottantaquattro in tutto quelle attualmente individuate, parte delle quali costruite sulla battigia. La «Cogemat», l’impresa trapanese che s’è aggiudicata l’appalto bandito dal Comune, è all’opera. Con un mutuo di tre milioni di euro chiesto dalla commissione prefettizia alla Cassa depositi e prestiti, tutti i manufatti irregolari, non sanabili (o non sanati), o sorti in aree non edificabili, saranno rasi al suolo. Si è partiti da quelli più vecchi, quelli con ordinanze di demolizione emesse decenni fa, e si proseguirà a macchia di leopardo. Servizi giornalistici, ricorsi, lettere e le richieste d’aiuto dell’amico di turno non sono serviti a far cambiare idea ai commissari. Sono passati 42 anni da quando la norma che vieta di costruire entro i 150 metri dalla battigia è stata approvata; quarant’anni in cui le ordinanze di demolizione sono state disattese, le trascrizioni nel registro immobiliare sono mancate e la costruzione di ville sulle dune e sulla spiaggia, proseguita. Esistono poi le case edificate fra il 1976 e il 1985 e cioè quelle ritenute condonabili in base alla legge nazionale del 1985, ma che di fatto non sono state regolarizzate per una difformità di interpretazione fra uffici burocratici e per un recepimento non chiaro delle norme siciliane. Fatto sta che le case andavano abbattute parecchio tempo fa, ma, come è tipico in Sicilia, dove la piaga dell’abusivismo è dolorosa e profonda, si pensava che questo giorno non sarebbe mai arrivato, soprattutto a Castelvetrano, la città dove, per troppo tempo, l’abusivismo e l’evasione fiscale sono state la regola. E così l’atteggiamento di massa è diventato normale, un ordine costituito a cui si è dato un consenso di comodo. «Come mai i commissari hanno trovato i soldi per le demolizioni e non per altri servizi?», chiede qualcuno, ignorando l’esistenza dell’apposito Fondo per la demolizione delle opere abusive. «Perché vengono abbattute le case abusive di Triscina e non quelle di altre città?», ripetono, da mesi, altri, come a dire «le regole valgono e devono essere rispettate… ma dagli altri». Alcuni castelvetranesi si sentono vittime di un sistema da essi stessi alimentato e nel quale tuttavia non vedono le corresponsabilità. Trapela, a volte, nelle domande dei cittadini, nelle proteste in piazza, nei comunicati alla stampa, una certa avversione non verso l’anarchia territoriale bensì verso la commissione straordinaria, diventata nei mesi qualcosa da combattere e da cui difendersi. E piuttosto che indignarsi per le malefatte compiute, nel corso nel tempo, dai propri concittadini e venute a galla solo di recente, ci si irrita e ci si ribella remando nella direzione opposta. In sostanza, se l’oggetto del contendere è prossimo ai propri interessi personali, la legalità può farsi benedire. E quindi si attende con ansia la prossima tornata elettorale, quando finalmente la commissione verrà «scacciata» dalla città. Intanto le demolizioni proseguono, cercando di far sì che nella città della «primula rossa» venga dato un chiaro segnale della presenza dello Stato. Due case, prima abitazione di alcune famiglie castelvetranesi, verranno abbattute per ultime, dopo aver consegnato alle stesse un alloggio alternativo. Le altre verranno abbattute a breve, alla presenza delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco che gestiranno anche eventuali opposizioni da parte dei “proprietari” che si rifiutano di consegnare le chiavi o non hanno liberato l’appartamento dai mobili. In quest’ultimo caso, il Comune sarà costretto a trasferire altrove i beni catalogati al suo interno, addebitando al proprietario le spese di custodia. Fuori da ogni giustizialismo, di certo l’azione dei commissari non è proteso solo a traghettare la città verso le elezioni comunali con un bilancio sano e con un po’ di legalità in più, ma anche di tutelare i cittadini, con l’auspicio che nasca la volontà di cambiare rotta, di comprendere che le regole non sono astratte, ma sono utili al bene comune, e che sono l’unica via per scrollarsi di dosso l’etichetta di città che ha dato i natali al superboss Matteo Messina Denaro.