Cretto di Burri, assegnati i lavori per la conservazione

L’opera che sfidò i faraoni – come ebbe a definirla alcuni anni fa il fotografo Vittorugo Contino –, il grande Cretto bianco (nella foto) di Alberto Burri, verrà presto restaurata. Dopo il completamento, nell’ottobre del 2015, rimaneva infatti aperto il fronte relativo al restauro e alla conservazione dell’esistente. Infestato dalle erbe, lesionato in alcune parti, minacciato dalle infiltrazioni d’acqua, il Cretto ha infatti sofferto nel corso degli anni. Le risorse economiche erano state da tempo individuate e messe a disposizione per l’intervento: un milione e 100mila euro, erogati dal Ministero dei Beni culturali e provenienti dal gioco del lotto. Adesso la Soprintendenza di Trapani ha aggiudicato definitivamente l’appalto, aggiudicato all’impresa «Mariano Mirabelli» di Rende (Cosenza), che ha offerto un ribasso di poco superiore al 24 per cento rispetto alla base d’asta, che era di 871.979 euro. Altri 51.705 euro erano nel quadro economico per gli oneri relativi alla sicurezza (questi ultimi non sono, per legge, soggetti a ribasso). Non è stato vano, quindi, l’appello al ministro del Beni culturali lanciato nel 2010 (promotore Nicolò Stabile) da un «gruppo di pressione» del quale facevano parte intellettuali e uomini di cultura, «affinché un’opera d’arte immensa, sindone di una comunità, simbolo della tragedia del terremoto», venisse restaurata in modo da assicurarne la conservazione «a futura memoria». Per realizzare la gran parte dell’opera ideata dall’artista umbro, in sei lotti, tra il 1985 e il 1990, furono spesi poco più di cinque miliardi e mezzo di vecchie lire.